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Rofrano,
oggi comune di oltre duemila abitanti nel Parco Nazionale del Cilento e
del Vallo di Diano (Salerno), sorse prima del Mille intorno alla chiesa e
al monastero dei monaci greci, costruiti tra l'VIII e il IX secolo e
intitolati alla Madre di Dio.

A venti chilometri da Rofrano, nello stesso periodo storico, i monaci
greci costruirono un altro monastero, che intitolarono al martire milanese
San Nazario, la cui festa è celebrata nell'Oriente cristiano il 14
ottobre, mentre in Occidente essa è fissata al 28 luglio. Fu in questo
monastero che nell'anno 939 circa, il giovane Nicola, di Rossano Calabro
si rifugiò per farsi monaco, assumendo il nome di Nilo.
Al monastero di
San Nazario egli era stato indirizzato
dai santi Padri del Mercurion, i
quali, minacciati dal governatore di Rossano di avere le mani tagliate
qualora avessero imposto a Nicola l'abito monastico, inviarono il giovane
in un monastero del territorio dei Principi Longobardi di Salerno, dove il
governatore non aveva alcun potere.
Il giovane Nicola, diventato il monaco Nilo, rimase a San Nazario quaranta
giorni, impegnato in pratiche ascetiche e nel copiare con la sua bella
grafia i testi sacri su pergamene.
San Nilo proseguì il suo cammino verso Roma, dopo aver dimorato a lungo in
diversi posti della Campania e del Lazio. Concluse la sua lunga e
laboriosa esistenza terrena a Grottaferrata, presso Roma, il 26 settembre
1004, all'età di 95 anni. Egli fu il fondatore della celebre Abbazia di S.
Maria di Grottaferrata (Roma), che da oltre mille anni è faro di luce e di
spiritualità bizantina nell'Occidente cristiano.
Il rapporto di Rofrano con la Badia greca di Grottaferrata è
storicamente documentato dal 1131. Risale all'aprile di quell'anno un
documento, conosciuto come Crisobollo di Ruggero II, il cui contenuto è il
seguente:
"Re Ruggero,
stando nel suo palazzo di Palermo, concede a Leonzio, abate
di S. Maria di Grottaferrata, che sì è presentato da lui per supplicarlo,
la chiesa dì S. Maria di Rofrano, sita presso Policastro, con tutti i suoi
diritti, grange e pertinenze, confermando alla suddetta chiesa le
donazioni largite dal cugino Ruggero (Ruggero Borsa, duca di Puglia,
Calabria e Sicilia nel 1085, morto nel 1111) e dal di lui figlio duca
Guglielmo (duca di Puglia, morto nel 1127). Aggiunge, per precisare
l'estensione del feudo, un dettagliato perimetro dei terreni appartenenti
alla chiesa di Rofrano, nonché l'elenco delle nove grange e delle
abitazioni civili di sua proprietà. Concede inoltre alla chiesa e al
monastero il diritto d'asilo e la giurisdizione criminale”. (Dallo studio
della compianta Prof. Enrica Follieri pubblicato nel 1988 sul Bollettino
della Badia Greca di Grottaferrata). (* Vedi nota)
Da quel momento gli Abati di
Grottaferrata ebbero la giurisdizione
spirituale e civile su Rofrano, tanto che l'abate Nicola II, eletto
proprio nel 1131, in una lapide ora conservata nel museo dell'Abbazia,
fece scrivere: “Assunsi la carica di egumeno io, Nicola, signore di
Grottaferrata e di Rofrano”. E il suo successore, Nicola III, che fu abate
dal 1140 al 1153, viene definito rufranites, ossia rofranese, e questo
testimonia lo stretto rapporto creatosi tra Grottaferrata e Rofrano.
Questo rapporto durò fino alla seconda metà del XV secolo. Infatti, nel
1476, il feudo di Rofrano, tranne la chiesa e il monastero, fu venduto al
diplomatico napoletano Aniello Arcamone, per passare poi al conte di
Policastro Giovanni Carafa, nel 1490. Questi cacciò i monaci rimasti nel
monastero di Rofrano, che trasformò in proprio palazzo e si arrogò la
giurisdizione spirituale del paese, nominando un prete come suo vicario.
Questo stato di cose fu risolto dal Commissario Apostolico Silvio Galassi,
inviato da Papa Gregorio XIII il quale nel 1583 aggregò Rofrano alla
Diocesi di Capaccio (ora di Vallo della Lucania) e trovò tra gli
ecclesiastici solo un diacono, figlio di un presbitero greco, l'unico
rimasto dei molti presbiteri e diaconi greci che si trovavano un tempo
nella terra di Rofrano.
Il Galassi, visitando le chiese di Rofrano, cominciò dalla chiesa madre di
Santa Maria di Grottaferrata, dove era custodita un'antichissima icona
della Beata Vergine Maria. Questa icona, già scomparsa nel 1691, doveva
essere certamente una copia di quella tuttora venerata nella Badia Greca
di Grottaferrata, la cui presenza a Rofrano determinò la nuova
intitolazione della chiesa, in origine detta semplicemente di Santa Maria
(Cfr. Crisobollo di Ruggero II) e poi, dopo la collocazione dell'icona
suddetta, diventata chiesa di Santa Maria di Grottaferrata.
Rofrano
venera con filiale devozione la Madonna di Grottaferrata e la
festeggia solennemente come sua Patrona e principale Protettrice, l'otto
settembre di ogni anno. La chiesa, oggi santuario, è stata ricostruita più
volte nel corso dei secoli a causa del movimento franoso del terreno su
cui sorge. L'ultima ricostruzione è durata oltre quarant'anni e si è
conclusa felicemente con la solenne riapertura al culto e la dedicazione
da parte del vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Giuseppe Rocco Favale,
il 6 settembre 1996.
All'icona attestata nel 1583 e poi scomparsa sono succedute due statue.
Una di esse, in mattoni e calce, è collocata nel presbiterio del
Santuario. L'altra, in legno, scolpita a Napoli intorno al 1850 da
Francesco Saverio Citarelli, è portata in processione in occasione della
festa dell'otto settembre. Copie di questa statua sono state eseguite
negli ultimi decenni per le comunità di emigrati rofranesi in Australia e
Argentina.
A volere questa statua furono i fratelli sacerdoti Ronsini: don
Michelangelo, Arciprete di Rofrano, e il Canonico Domenicantonio,
quest'ultimo benemerito storico locale, che nel 1873 pubblicò i suoi Cenni
storici sul Comune di Rofrano, giunti alla terza edizione nel 2004.
Nell’anno 2004, anno millenario della morte di San Nilo da Rossano e
della fondazione dell'Abbazia Greca di Grottaferrata, Rofrano ha vissuto
un momento glorioso della sua storia. È stato celebrato infatti il
gemellaggio tra i Comuni di Rofrano e di Grottaferrata, insieme con gli
altri comuni del percorso niliano e Padre Emiliano Fabbricatore,
Archimandrita Esarca dell'Abbazia Greca, ha celebrato la Divina Liturgia
nel Santuario di Santa Maria di Grottaferrata in Rofrano in occasione
della festa dell'otto settembre.
Giovanni Scandizzo
(*) Nota:
Santuario Maria SS.ma del Sacro Monte (Novi Velia, SA)
L'ipotesi che il Santuario sia stato fondato prima del secolo XII è
avvalorata dal crisobollo di Ruggero II che, nel 1131, concedeva il
feudo di Rofrano all’abate Leonzio di Santa Maria di Grottaferrata e, nel
delimitarne i confini, scriveva della “rupe di Santa Maria”. Il
Santuario infatti è situato a 1.700 metri di altezza, proprio su una rupe,
le cui pendici segnavano ad ovest il feudo citato.
E sulla base del ritrovamento di ventiquattro scheletri, durante scavi
effettuati presso l'adiacente cappella di san Bartolomeo, si pensa che il
Santuario sia stato fondato da monaci italo-greci giunti in quella zona
nella seconda metà del sec. X.
Il Santuario è aperto dal 27 maggio al 14 ottobre. Rettore dal 1967 è
Mons. Carmine Troccoli. |
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