Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata - Monaci Basiliani

Corso del Popolo, 128 - 00046 Grottaferrata (RM) - Tel. (0039) 06.9459.309 - Fax (+039) 06.9456.734

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Veduta panoramica1 Portale d'ingresso2 Tratto delle mura roveriane3 La Basilica di S. Maria4 Mosaico bizantino5 Arco trionfale6 Criptoportico7 La fortezza di notte8
ORIGINI E STORIA - Cronotassi degli Egumeni e degli Archimandriti

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Alcune definizioni
Archimandrita Esarca Egumeno    
Indice
Archimandriti Egumeni Priori di governo  
Archimandriti
2013 Marcello Semeraro 1973-1994 Paolo Giannini
2000-2013 Emiliano Fabbricatore 1960-72 Teodoro Minisci
1994-2000 Marco Petta 1938-1960 Isidoro Croce

Isidoro Croce (Priore 1929-1937; Archimandrita Esarca: 1938-1960)


CENNI BIOGRAFICI

Isidoro Croce Il P. Isidoro Croce per circa un trentennio è stato una figura di primo piano e la più rappresentativa del Monastero esarchico di Grottaferrata.

Egli nacque a Grottaferrata l’8 gennaio 1892 e trascorse i primi anni della sua infanzia in un ambiente familiare modesto, ma ricco di virtù cristiane. Durante il tempo in cui frequentò le scuole elementari, per la sua bontà di animo, fu ascritto tra i soci del Ricreatorio «S. Tarcisio» che nei locali adiacenti alla Badia svolgeva una proficua azione di bene tra i giovanetti di Grottaferrata.

Più tardi fu accolto, sempre nell’ambito delle mura abbaziali, tra gli alunni del Collegio leoniano retto dai Monaci, ove il giovane Croce compì con profitto gli studi ginnasiali e liceali. La formazione intellettuale era accompagnata ed avvalorata da una sincera e profonda pietà.

Fu in questo clima d’intenso fervore spirituale che il giovane Innocenzo Croce si sentì attratto dall’ideale della vita monastica e l’abbracciò l’11 novembre 1910 con la sua entrata nel noviziato.

Lo svolgersi tranquillo della vita claustrale fu interrotto qualche anno dopo dalla chiamata al servizio di leva. Scoppiata poi la guerra mondiale, il nostro novizio continuò ad indossare il grigioverde fino alla fine delle ostilità, servendo la Patria con il grado di sergente della IX Compagnia di Sanità nell’ospedale militare del Celio in Roma. Si distinse per la sua onestà ed esattezza nell’amministrazione affidatagli, nonché per la sua indole gioviale e ricca di bontà, sì da riscuotere l’ammirazione e la benevolenza dei superiori e la simpatia ed il rispetto dei colleghi.

Compiuto il suo dovere di soldato, col ritorno della pace nel mondo, egli tornò a godere la vera e piena pace del suo prediletto monastero. La ripresa della vita regolare gli permise di attendere con più tranquillità alla perfezione del suo spirito e al completamento degli studi forzatamente interrotti.

Il 1920 è, infatti, l’anno delle grandi mete per il P. Isidoro Croce: il 28 aprile ottiene la laurea in lettere all’Università di Roma col massimo dei voti, discutendo la tesi «S. Gregorio d’Agrigento e la sua biografia scritta da Leonzio», il 6 novembre, poi, emette la solenne professione monastica e l’11 successivo viene ordinato sacerdote dal confessore della fede Mons. Isaia Papadopoulos, Assessore della S. Congregazione per la Chiesa orientale.

Al neomista venne subito affidata la cura dei giovanetti del Seminario italo-albanese «Benedetto XV», di cui divenne Rettore nel 1922, in seguito a proposta dell’Abate P. Romano Capasso e del Visitatore Apostolico P. Guglielmo di S. Alberto dei Carmelitani, che definì il giovane P. Isidoro «notoriamente ottimo..., gode della generale simpatia tra i monaci come la godeva sotto le armi... potrà riversare nei giovani tutte quelle doti di pietà e di scienza che egregiamente lo distinguono». Le speranze in lui riposte non dovevano andare deluse e durante il suo rettorato, protrattosi sino al 1929, formò alla virtù e al sacrificio molti giovani, oggi sacerdoti delle diocesi greco-albanesi d’Italia.

Per le sue esemplari doti morali ed organizzative, che gli incarichi avuti avevano maggiormente perfezionate e messe in luce, il P. Isidoro nel marzo del 1929 veniva eletto Priore di governo della Badia.

Si estendeva così l’orizzonte della sua attività ed anche il peso della responsabilità, tuttavia, anima profondamente umile, seppe attingere dalla Divina Provvidenza e dalla collaborazione dei confratelli la forza e la costanza per risolvere felicemente i problemi che maggiormente interessavano l’istituzione monastica di Grottaferrata ed imprimere alla vita interna del Monastero un nuovo impulso.

Molte e varie sono le opere compiute nella Badia durante il governo del P. Croce e il solo elencarle non riesce facile.

Già fin dall’inizio del suo governo priorale il P. Isidoro dovette affrontare l’organizzazione del Settimo Centenario della Traslazione dell’icone della Vergine SS.ma dal Tuscolo a Grottaferrata che cadeva il 22 agosto 1930.

Le feste religiose e civili furono veramente grandiose, ma l’Egumeno desiderava che il sacro tempio dedicato alla Vergine fosse ricondotto, il più possibile, alla sua nobile struttura originale. Pertanto, dietro sua iniziativa e coll’intervento delle competenti autorità, nella primavera del 1930 furono intrapresi grandi lavori per ripristinare il nartece e il pronao della basilica, demolendo la facciata costruita nel 1845 dal card. Mattei. L’inaugurazione solenne delle nuove opere si tenne il 22 dicembre 1930 con l’intervento di molte autorità ecclesiastiche e laiche, fra cui il Direttore generale delle Antichità e Belle Arti, Roberto Paribeni.

Contemporaneamente assecondava e promoveva col P. Nilo Borgia l’istituzione di un Laboratorio di restauri bibliografici, il primo in Italia, e che doveva in seguito notevolmente svilupparsi e contribuire così efficacemente alla conservazione di numerosi e preziosi codici.

Più tardi la tipografia veniva sistemata nel vasto pianterreno antistante il piazzale S. Nilo e dotata di nuove macchine e migliori attrezzature per porla in grado di attendere alla stampa della collezione dei libri liturgici slavi e greci che la S. Congregazione per la Chiesa orientale intendeva realizzare.

Oltre al restauro degli edifici, l’Egumeno rivolgeva le sue cure anche allo sviluppo della vita religiosa e all’incremento delle vocazioni monastiche. Si ampliava, pertanto, il Probandato di Mezzoiuso (Palermo) e si apriva una nuova casa a San Basile (Cosenza) presso il santuario della Madonna Odigitria, già sede di un monastero basiliano. Nel 1935, poi, si riapriva il Collegio S. Basilio a Roma per la formazione culturale dei giovani monaci. Nel 1938 i Monaci Basiliani riponevano piede in Albania con l’apertura di due case a Fieri e ad Argirocastro, animati dal desiderio di riportare colà una tangibile testimonianza di amore cristiano e fraterno. Questo stesso desiderio spinse il P. Croce ad aprire nel 1949 a Piana degli Albanesi (Palermo) una residenza monastica con annessa Scuola agraria per gli orfani dei lavoratori.

Un viaggio in Grecia nell’estate del 1933 consentiva al P. Isidoro una visione diretta dello stato del monachesimo bizantino e un arricchimento del suo bagaglio di esperienze intorno alla vita liturgica e spirituale del mondo ellenico a cui il Monastero criptense, sotto tanti aspetti, si sente legato.

Ma la precipua attività del P. Croce durante il suo governo priorale, e che costituisce essa sola un grandissimo motivo di merito, è quella svolta presso le competenti autorità per l’elevazione della Badia di Grottaferrata a «Monastero esarchico», equivalente a ciò che nel diritto latino vien detto «Abatia nullius».

Le pratiche furono iniziate nel luglio del 1934; in una lettera indirizzata alla S. Congregazione per la Chiesa orientale il P. Croce pregava che «venisse completato lo stato giuridico del territorio dell’Abbazia, distaccato nel 1929 dalla Diocesi Tuscolana, nei limiti dell’attuale parrocchia greca, elevandola ad Ordinariato, ad instar dioeceseos, dando all’egumeno pro tempore il titolo e le facoltà di Ordinario del luogo». La richiesta era accompagnata da solide ragioni storiche e di convenienza.

La S. Sede riconosciute le benemerenze della Badia e la sua particolare funzione storica, con la costituzione apostolica di Pio XI del 26 settembre 1937, «Pervetustum Cryptaeferratae Coenobium», la erigeva a «Monastero esarchico», e nominava con decreto del 18 dicembre successivo il P. Isidoro Archimandrita Esarca. Il 1° gennaio 1938 il P. Croce veniva solennemente benedetto ed intronizzato dal card. Eugenio Tisserant, Segretario della S. Congregazione per la Chiesa orientale.

L’avvenimento ebbe una vasta eco di giubilo e di compiacimento tra le popolazioni dei Castelli Romani, tra le Comunità italo-albanesi c tra gli amici e simpatizzanti. Il dotto Don Giuseppe Sola ed il compianto prof. Ciro Giannelli inviarono al neo-Archimandrita Esarca il seguente caloroso augurio

Άξιότητι νέα, Πάτερ, αύξάμενον σεβόμεθα,
Σ’ έκ τε φίλης κραδίης πάντ ’ άγαθ’εύχόμεθα.

In pari tempo il P. Croce con tatto e saggezza, avvantaggiandosi anche dalla sua qualifica di membro della Pont. Commissione per la Codificazione orientale, seppe fungere da portavoce presso la S. Sede del Clero italo-albanese di Sicilia che aspirava alla autonomia ecclesiastica. E certamente non è stato di poco rilievo il suo contributo alla creazione dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, avvenuta con la costituzione di Pio XI del 26 ottobre 1937 «Apostolica Sedes».

Costituita la nuova eparchia e l’esarchia di Grottaferrata, s’è sentita la necessità di convocare un Sinodo intereparchiale fra le tre circoscrizioni ecclesiastiche greco-albanesi d’Italia per discutere comuni problemi ed impartire uniformi direttive disciplinari e liturgiche. E l’Archimandrita Isidoro fu ben lieto di offrire l’ospitalità ai Padri sinodali che nei giorni 13-16 ottobre 1940 convennero nel Monastero di Grottaferrata.

Accolse anche con entusiasmo la proposta di un illustre italo-albanese di far partecipare al suddetto Sinodo una Delegazione della Chiesa Autocefala Albanese e successivamente favorì con decisione la sua realizzazione, intervenendo con abilità per il superamento di alcune difficoltà sopravvenute. E il giorno 13 ottobre la Delegazione, costituita da otto membri scelti tra il clero e il laicato e guidata da S. Ecc. Mons. Agatangelo Çamçe, vescovo di Berat, assisteva alla Divina Liturgia nella chiesa abbaziale. Tutti i componenti la Delegazione erano commossi per quanto avevano visto, ma ancor più per la carità, per il calore intimo e sincero con cui erano stati circondati dall’Archimandrita Croce e dalla sua Comunità. S’erano sentiti fratelli tra fratelli. Non era questo un precorrere il Concilio Vaticano II?

È stato già rilevato che l’Archimandrita Isidoro impegnava le sue energie anche per promuovere una intensa vita spirituale nella Comunità e per incrementare le attività culturali ed artistiche. Iniziava così nel 1929 la prima serie del Bollettino della Badia greca di Grottaferrata, interrotta nel 1943 per le difficoltà belliche, ma il periodico riprendeva la pubblicazione nel 1947 con un programma alquanto diverso ed una nuova veste tipografica.

Intanto si sviluppavano gli studi sulla musica bizantina e il P. Lorenzo Tardo, suo geniale e felice interprete, ne offriva saggi in varie città italiane ed estere. Tali studi e manifestazioni li ha proseguiti e continua a coltivarli lodevolmente il P. Bartolomeo Di Salvo.

L’Archimandrita Isidoro fu per lunghi anni il Conservatore Onorario della Badia, dichiarata nel secolo scorso Monumento Nazionale. In questa carica si adoperò incessantemente e con tenacia ammirevole non solo a conservare, ma soprattutto a far rifulgere sempre più le bellezze artistiche che i secoli hanno accumulato nel Monumento.

Oltre ai lavori sopra ricordati, egli sollecitò il restauro delle mura di cinta del Castello roveriano, il ripristino e la valorizzazione del criptoportico romano, imponente costruzione in opus reticulatum dell’ultimo periodo repubblicano; la sistemazione del piazzale antistante la basilica abbaziale con l’erezione quivi del monumento a S. Bartolomeo, fondatore della chiesa e legislatore della Comunità monastica, ricorrendo nel 1955 il IX centenario della sua morte; il rinnovamento di alcuni ambienti a pianterreno della fabbrica e di altri al lato nord della chiesa intaccati dalle termiti.

Tra le opere che maggiormente rendono testimonianza della sua indefessa attività è stata la costruzione della nuova ala della biblioteca, che venne solennemente inaugurata l’11 novembre 1955 con l’intervento di S. Ecc. Paolo Rossi Ministro della Pubblica Istruzione e di S. Em. il card. Federico Tedeschini, vescovo suburbicario di Frascati.

La molteplice ed operosa attività del P. Croce suscitò ammirazione dovunque e non mancarono i riconoscimenti ufficiali delle sue benemerenze. Pio XII gli conferiva in data 16-2-1957 la medaglia d’oro «Benemerenti» per le belle manifestazioni religiose organizzate e svoltesi a Grottaferrata ed a Rossano Calabro in occasione delle feste centenarie in onore di S. Bartolomeo. L’anno precedente il 4 febbraio la stessa Rossano, con delibera del Consiglio Comunale, gli conferiva la cittadinanza onoraria per averla onorata nel suo illustre cittadino S. Bartolomeo.

Significativo anche il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il quale con decreto del 2-6-1957 gli conferiva l’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine «Al Merito della Repubblica Italiana».

Una manifestazione plebiscitaria di simpatia e di riconoscenza il P. Isidoro l’ebbe dai suoi stessi concittadini nel novembre 1944 con l’offerta di una pergamena miniata e recante le loro firme. Nel consegnargliela con le espressioni della più viva gratitudine, essi rendevano una pubblica testimonianza della carità evangelica e della bontà veramente paterna con cui il P. Isidoro negli angosciosi e terribili mesi del 1944, mentre le bombe nemiche piovevano sul territorio circostante, li accolse entro le mura della Badia, dando loro rifugio ed assistenza per il corpo afflitto e martoriato, incoraggiamento e conforto per lo spirito affranto e smarrito.

Ma quell’ingente lavoro che aveva destato tanta ammirazione e riscosso tanti riconoscimenti «affaticò le forze del P. Isidoro, il quale ripetute volte chiese di essere esonerato dal governo dell’Abbazia. La sua domanda veniva sempre respinta; gli si consigliò un periodo di sei mesi di assoluto riposo. Ma il suo fisico non si riprese più. Fu giocoforza cedere alle sue insistenze e colui che era stato a capo divenne un suddito fedelissimo, semplice ieromonaco, che tutti edificò con la sua vita ubbidiente e ritirata. Dal 1960 al giorno della sua morte, avvenuta il 10 marzo 1966, P. Isidoro, deposta qualsiasi insegna onorifica e - come prescrivono le Costituzioni in simili casi - privo di qualsiasi privilegio inerente alla carica che a lungo aveva ricoperta, riprese il suo posto secondo l’anzianità di professione, fra i monaci suoi confratelli, sempre il primo negli atti comuni, silenzioso e modesto, accudì alle mansioni affidategli dal nuovo Archimandrita Ordinario, come se mai fosse stato superiore» (S. I. C. O.), continuando a diffondere intorno a sè le ricchezze della sua anima, incoraggiando con il suo esempio e il suo sorriso, confortando ed illuminando con la sua parola.

MARCO PETTA
jeromonaco    

GLI SCRITTI

Il Padre Isidoro, pur avendo molto studiato, non scrisse molto e in proporzione pubblicò pochissimo. Le ragioni sono facilmente intuibili, se si pensa, oltre alla sua delicata modestia, alle funzioni direttive e amministrative di Rettore del Seminario e di Superiore dell’Abbazia, da lui esercitate ininterrottamente fino al giorno del suo ritiro dalla carica per motivi di salute.

Il suo primo lavoro scientifico fu la tesi di laurea, condotta sotto la guida del Prof. Silvio Giuseppe Mercati, bizantinista di fama internazionale. Argomento della dissertazione: «S. Gregorio di Agrigento e la sua biografia scritta da Leonzio», divisa in due parti, storica la prima e filologica la seconda. Quest’ultima comprende il testo con un nutrito apparato critico risultante dal confronto di vari manoscritti greci che riportano l’opera di Leonzio. Dalla corrispondenza tra il Mercati e il giovane laureando Croce risulta quanto il professore ci tenesse alla serietà e completezza del lavoro, anche perchè era la prima tesi di cui il Mercati sarebbe stato il relatore quale incaricato di filologia bizantina all’Università di Roma. E il discepolo non deluse il maestro.

Correlatore per la parte storica fu Ernesto Buonaiuti che lodò moltissimo il lavoro qualificandolo «ottimo». E nelle lettere scambiate con l’allievo traspare stima e affettuosa simpatia .

La tesi di P. Isidoro si sarebbe dovuta pubblicare nella rivista criptoferratense «Roma e l’Oriente», ma l’anno successivo (1921) il periodico cessava le sue pubblicazioni e il lavoro del giovane monaco rimaneva manoscritto. Solo circa trent’anni dopo, dietro nostre insistenze, la prima parte fu pubblicata su questo Bollettino col titolo: «Per la cronologia della vita di S. Gregorio Agrigentino» (Boll. Grott. IV, 1950 pp. 189-207 e V, 1951 pp. 77-91).

* * *

Quando nel 1920 Pio XI affidò alla Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale il compito della raccolta dei documenti del diritto canonico orientale allo scopo di giungere ad una codificazione, persone competenti e cultori delle discipline orientali furono richiesti di preparare studi storici sulle fonti dei vari diritti particolari delle Chiese o Riti orientali. Questi studi furono poi pubblicati nel 1932 in un grosso volume di 712 pagine (Fonti, Serie I, Fascicolo VIII) a cura della stessa Sacra Congregazione.

Le pagine 225-264 comprendono lo studio sulla origine e formazione del diritto particolare degli Italo-Greci e degli Italo-Albanesi redatto dal nostro P. Isidoro, che intanto veniva chiamato a far parte della Pontificia Commissione per la codificazione canonica orientale. Si apriva così per il Nostro un nuovo campo di lavoro assai impegnativo e da conciliare con le molteplici attività che la sua carica di Superiore della Badia richiedeva.

Nel novembre del 1954 si celebrò a Roma un Congresso Giuridico Internazionale al quale prese parte attiva anche il P. Isidoro, riferendo sulla esenzione dei religiosi nel diritto romano-bizantino. L’interessante comunicazione venne poi pubblicata negli Atti del Congresso, vol. II, pp. 157-170.

Nel 1939 vedeva la luce coi tipi della Poliglotta Vaticana il quinto fascicolo della seconda serie delle Fonti: Textus selecti ex operibus commentatorum byzantinorum juris ecclesiastici, di 242 pagine a cura del nostro Archimandrita Isidoro, lavoro che gli era stato affidato dal Cardinale Luigi Sincero quale Presidente della ricordata Pontificia Commissione per la codificazione canonica orientale.

* * *

Queste le principali pubblicazioni di P. Isidoro, non tenendo conto di alcuni articoli sulla Badia a carattere informativo e divulgativo che occasionalmente ebbe a scrivere su più di una rivista.

Ma la sua attività culturale ebbe anche modo di esplicarsi nelle Settimane di studio promosse dalla Associazione Italiana per l’Oriente Cristiano di cui fu membro direttivo. Tra i suoi manoscritti abbiamo trovato, tra l’altro, il testo di due conferenze lette in tali occasioni, una sul monachesimo greco in Sicilia e l’altra sull’importanza dei gruppi cattolici di rito orientale in rapporto all’unione delle Chiese.

Pure manoscritte sono rimaste molte sue Catechesi quaresimali, indirizzate ai monaci suoi confratelli, e un denso quaderno di appunti, sotto forma di diario, sulla visita compiuta ai monasteri dell’Athos.

T. M.

L’UNANIME CORDOGLIO PER LA MORTE DEL REV.MO P. ISIDORO CROCE

Diffusasi la notizia del sereno trapasso del Padre Isidoro, si iniziò un pio pellegrinaggio presso la salma, esposta nella Cappella interna al primo piano del monastero, che durò due giorni senza interruzione: popolo e autorità, clero e suore si alternarono nella preghiera. Tra i primi accorsi abbiamo notato S. E. il Vescovo di Frascati e poi il Sindaco del Comune, che fece esporre la bandiera a mezz’asta sul balcone del Municipio e affiggere un nobile manifesto sui muri della cittadina.

Numerosissimi, fin dal primo giorno, i telegrammi e le lettere di partecipazione al nostro lutto, che dimostrano quanta e quale fosse la stima e la venerazione di cui godeva il nostro P. Isidoro. Ne pubblichiamo soltanto alcuni:

Città del Vaticano
Augusto Pontefice addolorato morte benemerito Padre Isidoro Croce ne ricorda a Dio anima eletta con pii suffragi mentre desidera confortare afflitta Comunità con particolare propiziatrice benedizione apostolica.

Cardinale CICOGNANI

Città del Vaticano
Partecipe grave lutto scomparsa benemerito piissimo Padre Isidoro Croce Sacra Congregazione Orientale rievocando virtù esemplari meriti insigni dotto ex Archimandrita et vita spesa per prosperità codesta Abbazia porge sentite condoglianze assicurando cristiano suffragio.

MARIO BRINI Arcivescovo Segretario.

Roma
Nome Direzione Generale Antichità e Belle Arti invio codesta Comunità espressione sentite condoglianze scomparsa Archimandrita Isidoro Croce benemerito Conservatore Onorario Monumento Nazionale Grottaferrata.

Per Ministro Pubblica Istruzione AGRESTI

Grottaferrata
Sicuro interprete sentimenti Cittadinanza et Amministrazione Comunale pregola accogliere espressioni vive sincero cordoglio scomparsa Padre Isidoro Croce cui ricordo est et rimarrà vivo cuore tutti concittadini per sue eneguagliabili virtù di Padre Spirituale cittadino emerito et studioso insigne. Unendomi a generale manifestazione dolore pregola estendere tali sensi ai Confratelli Comunità Monaci.

CONTI Sindaco Grottaferrata

Rev.mo P. Abate,

La morte del Rev.mo Padre Isidoro Croce mi ha afflitto. Sono stato io a consacrarlo come Archimandrita ed ho avuto per tanti anni frequenti relazioni con lui per tutto ciò che riguardava la vita della Badia. L’ho trovato sempre molto cosciente nell’assolvimento dei suoi doveri e penso che sia stato per i suoi confratelli sempre un modello.

Ho pregato per il riposo della sua anima e non mancherò di commemorarlo nelle mie preghiere e Sante Messe.

Voglia gradire ecc.

Eugenio Card. TISSERANT

Ho appreso con sincero cordoglio la notizia della morte del rev.mo P. Isidoro Croce. R.I.P. Ricordando i molti incontri con il compianto zelantissimo archimandrita - particolarmente per la Codificazione Canonica Orientale - ed avendone singolare stima, esprimo vive condoglianze a tutta la insigne Badia di Grottaferrata, cui imploro dal Signore sempre più grande irradiamento per la causa santa, e luce eterna al caro defunto in seno a Dio.

G. P. Card. AGAGIANIAN

Hanno inoltre telegrafato o scritto:

Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Giuseppe Slipyj, le loro Eccellenze Mons. Ferrero di Cavallerleone arcivescovo tit., Mons. Rizzo arcivescovo di Rossano, Mons. Mele vescovo di Lungro, Mons. Perniciaro vescovo di Piana degli Albanesi, Mons. Gad esarca apostolico di Atene, Mons. Caloyeras amministratore apost. di Costantinopoli, i Vescovi Macario, Budelacci, D’Amato, Terzi e gli Abati di S. Paolo, di Montecassino e di Subiaco;

molti sacerdoti delle due Eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi che lo ebbero Direttore nel Seminario e altri sacerdoti; amici e conoscenti, tra cui gli Onorevoli Cingolani, Togni, Cassiani, Foderaro, Petrotta e altri; il Principe Aldobrandini, il Principe Angelo-Comneno, anche a nome della comunità melchita di Roma; il Marchese Travaglini di S. Rita; vari funzionari del Ministero della P. I. e infine i Professori Galassi Paluzzi, Koliqi, Schirò, Lavagnini e molti altri.

I solenni funerali si svolsero sabato 12 nella chiesa abbaziale, con la concelebrazione del rev.mo Archimandrita Esarca Teodoro Minisci e dei membri del Consiglio, partecipandovi tutta la Comunità monastica e il Seminario «Benedetto XV» al completo. Erano presenti, con una moltitudine di popolo, che la chiesa non poteva contenere, S. E. Mons. Liverzani, vescovo di Frascati; i Mons. Spina, Fiorelli e Pozzi in rappresentanza della S. Congregazione per la Chiesa Orientale; Mons. Mylanyk, Mons. Tautu, il Preside del Pont. Istituto Orientale con alcuni Professori; Superiori e alunni dei Pont. Collegi Greco, Russicum e Ucraino minore; Membri della Curia Generalizia dei Basiliani di S. Giosafat, i Parroci di Grottaferrata, numerosi sacerdoti e religiosi e suore di varie Congregazioni.

L’Amministrazione Comunale volle prendervi parte in forma ufficiale con a capo il Sindaco con tutti gli Assessori ed il Gonfalone municipale scortato da guardie in alta uniforme. Erano presenti anche il Comandante della Stazione dei Carabinieri, il Commissario di P. S. di Frascati, il Pro side delle Scuole Medie e il Direttore delle Elementari. Molti gli amici ed estimatori venuti da Roma.

Alla fine della Divina Liturgia lo stesso Archimandrita P. Teodoro Minisci pronunziò un breve discorso ricordando le grandi virtù dello scomparso; usciti di chiesa con il feretro, il Sindaco Dott. Eugenio Conti davanti alla moltitudine dei concittadini tenne un commovente discorso per commemorare Colui che tanto onorò il paese che gli dette i natali, Grottaferrata, quel giorno tutta in lutto per la perdita del suo figlio migliore.

P. ISIDORO COMMEMORATO NELL’EPARCHIA DI PIANA DEGLI ALBANESI

Il 21 aprile 1966 l’Eparchia di Piana degli Albanesi ha voluto rendere un pubblico e devoto omaggio alla memoria del Rev.mo P. Isidoro Croce con la celebrazione in Cattedrale, presenziandovi lo stesso Vescovo S. E. Perniciaro, di una solenne Liturgia in suffragio dell’anima dell’Estinto.

Al vangelo, il Rev. Archimandrita papàs Marco Mandalà, rettore del Seminario diocesano, interpretando i sentimenti del Clero e dei fedeli ha pronunciato un elogio funebre, che riportiamo quasi integralmente.

Presentare e descrivere una figura così multiforme nei suoi vari aspetti quale fu quella del compianto P. Isidoro Croce, primo Archimandrita Ordinario dell’Abbazia nullius di Grottaferrata, non è certamente facile; ma il ricordo, veramente grato e riconoscente, che mi lega alla sua venerata persona, mi fa superare qualsiasi difficoltà non solo, ma anche mi spinge a sentirmi onorato nel rendere il doveroso tributo a chi offrì l’esempio di una profonda fedeltà alla sua vocazione monastica, l’esempio di una ricchezza non comune di quelle qualità umane, che lo resero sempre comprensivo durante le varie circostanze della vita, l’esempio di un adempimento costante dei propri doveri, di un’energia volitiva e indefessa nell’espletamento progressivo di un programma arduo e difficile, l’esempio di un amore sconfinato alla sua Badia e di uno sforzo infine, mai venuto meno, nel cammino e nell’ascesa verso la santità.

Tutto questo ci guiderà nel tessere quello che, nella realtà del significato, vuol essere l’elogio funebre, che, in nome del Vescovo, dei confratelli nel sacerdozio, degli amici, dei conoscenti e degli ammiratori tutti di quest’Eparchia, viene espresso come un mesto canto dell’intimo dei nostri cuori ad onore dell’Estinto e a stima della Badia di Grottaferrata.

L’indole di un individuo presenta le sue caratteristiche secondo lo sforzo che esso compie nel saper usare il materiale che la Provvidenza divina mette a sua disposizione: orbene il compianto Archimandrita Isidoro Croce ebbe dalla Provvidenza una viva intelligenza, una ferma volontà ed un cuore limpido, che formarono la base su cui Egli seppe costruire progressivamente, con i mirabili doni della grazia divina, l’uomo, il monaco, il santo.

Le qualità umane, che in lui risaltarono e che furono l’espressione delle sue ricchezze interiori, splendettero nella nobiltà del suo carattere, fatto di delicatezza nel tratto, di riservatezza nella parola, di serenità nell’azione; splendettero nella modestia del suo sentire, per cui ogni sua attività si circondò di silenzio e di nascondimento, ogni suo successo si trasformò in un esempio di umile e maggiore dedizione, ogni sua amarezza si caratterizzò di fidente offerta a Colui che tutto vede, tutto controlla e tutto pesa; splendettero nella particolare tenacia, onde costanza e perseveranza furono luci luminose di ammaestramento e di coraggio nell’imprimere un tono adatto alle attività varie sì da costituire un forte e valido richiamo alle responsabilità, cui il Signore chiamava i suoi confratelli.

Come spiegare tutto questo se non con quella sentita e alimentata corrispondenza e fedeltà ad una vocazione, che, maturandosi nel cammino della vita, ebbe il suo migliore crisma nel tempo in cui per un settennio dovette corrispondere alla piena fiducia, che le Autorità Militari posero in Lui, appena venticinquenne, quando offrì tutto se stesso al servizio sanitario del Celio a Roma durante le vicende belliche del conflitto del 1914? E pensare ancora che, più o meno nel medesimo tempo, ebbe la tenacia e la capacità di laurearsi in belle lettere all’Università di Roma.

Non possiamo certamente penetrare nell’intimo della sua anima, la quale, sin dalla più tenera età, dovette sentire il tocco delicato della grazia divina, che disponeva il suo ingresso nella Badia, alla quale si dedicava così con l’ardore del suo spirito infantile prima e giovanile dopo, lasciando ben soddisfatti e contenti Superiori e compagni.

Chiusa quindi la non breve parentesi, come abbiamo accennato, del servizio militare sanitario, iniziava un nuovo servizio, profondendovi le ricchezze delle sue virtù e delle sue capacità; da quel momento é un continuo progredire da responsabilità a responsabilità: ancora diacono, dopo aver trascorso un breve periodo nel Seminario nostro di Palermo, quale maestro di disciplina, viene assegnato quale Direttore del Seminario «Benedetto XV» di Grottaferrata, ove la sua opera di laborioso e comprensivo educatore lascia ricordi indelebili particolarmente per il suo vivo interessamento alla formazione delle anime dei giovanetti di Sicilia, di Calabria e di Albania verso la meta del Sacerdozio.

Non furono risparmiate né fatiche né travagli, non mancarono amarezze sì, ma la rettitudine del suo agire, la sua forza di volontà, la generosità del suo sacrifizio restano a tutt’oggi, nel nostro ricordo, come un fulgido esempio di bontà e di amore alle anime, lasciando, in chi ne fu oggetto, solchi profondi di gratitudine e di riconoscenza. E come si può dimenticare la sua lineare condotta nella direzione del Seminario, caratterizzata da una nota fondamentale di giustizia e di comprensione, per cui il suo animo paterno abbracciava in un unico e medesimo slancio di carità e di affetto i Seminaristi tutti.

Dopo un sì lungo periodo di dimostrazione di capacità direttive, fu logica conseguenza che la comunità monastica stabilisse di chiamarlo al governo della storica abbazia, per cui veniva nominato priore di «governo» della medesima: ed è qui appunto che la sua vita, dopo aver iniziata un’alba promettente di opere, si avvia a diventare meriggio splendente di iniziative, di riforme, di attuazioni, che lasceranno una impronta indelebile nel corso della storia del millenario cenobio.

E’ veramente sorprendente il multiforme lavoro, cui diede mano con totale profusione delle sue doti morali e organizzative. Basterebbe un semplice elenco delle opere per rimanere ammirati di tanta e tale attività, che non è spiegabile se non per il grande amore alla Chiesa, alle anime, alla sua Badia.

Dopo i primi anni di lavoro intenso nella qualità di Priore, veniva preparando un avvenimento non ordinario nella storia della Badia: la trasformazione della Badia in «Abbatia nullius», di cui fu il primo Archimandrita Ordinario, costituì uno dei principali eventi negli annali monastici di Grottaferrata, per cui giustamente il compianto Isidoro Croce può annoverarsi tra i più eminenti superiori della comunità.

Compreso della missione della millenaria Badia, si prodigò a che essa rispecchiasse il pensiero del grande Pontefice Leone XIII, il quale chiamò la Badia «quale gemma incastonata nella tiara pontificia», per cui, dopo un proficuo viaggio in Oriente, visitandone particolarmente il Monte Athos, volle imprimere al volto del Monastero la nota di purezza del suo rifiorimento rituale, anche se non poteva riuscire alla attuazione di tutti i suoi desideri in merito, giacché tutto ciò esigeva una particolare elasticità di azione in modo da conciliare, per quanto possibile, posizioni di chi sentiva la nostalgia potente di consuetudini forse secolari e le posizioni di chi si affacciava ai tempi nuovi, che richiedevano tagli profondi con il pericolo di lasciare aperte ferite penose sotto l’aspetto fascinante del nuovo e del progresso: ed ecco qui l’opera dell’osservatore, del prudente e dello psicologo, del maestro e, in fondo, anche del padre, che dovette pure appressare le labbra al calice delle amarezze, dovute a incomprensioni e forse malintesi in materia di rito; fu merito dell’Estinto se un nuovo lievito cominciò a dare i suoi frutti, che tuttora sono in costante attuazione sotto l’attività del suo successore.

Ciò dimostra che egli fu un precursore intelligente e concreto in quella attività, che adesso è al centro del movimento della Chiesa, e cioè dell’ecumenismo: con i suoi incontri, con ospitalità offerte a eminenti personaggi orientali ortodossi, con il suo apporto allo studio della codificazione orientale, con l’interessamento vivo di quanto riguardava l’unione delle chiese sia sotto l’aspetto intellettuale sia sotto l’aspetto missionario, ha fatto segnare alla Badia una pietra miliare nel cammino ecumenistico. Si deve impostare nel quadro di questo assillo ecumenico il felice esito del Sinodo intereparchiale, svoltosi nella Badia di Grottaferrata, nel 1940, presieduto dall’Em.mo Card. Lavitrano, sinodo che portava la voce di Lungro, di Piana e della stessa Badia: nota caratteristica fu appunto la presenza di una delegazione della Chiesa autocefala Albanese, con a capo l’Ecc.mo Vescovo Mons. Agatangelo, il che, in quei tempi, sembrò e fu un passo molto ardito, ma che i momenti attuali spiegano quale segno precorritore di quello che sarebbe avvenuto 25 anni dopo: ebbene, la comprensione, il tatto, la prudenza, la costanza del P. Croce fu di particolare ed efficace giovamento alle disposizioni degli altri presuli.

Prosegue intanto il lavoro nell’attuazione dell’arduo programma di opere e di attività: è stato ben scritto di Lui, quando si é detto che «è difficile compendiare in poche righe il fecondo e saggio governo di P. Croce, che coincide con la rinascita della vetusta Abbazia, sia nei restauri materiali che nelle opere, estendendo la sua attività benefica in Albania, nell’Eparchia di Piana, alla cui istituzione contribuì efficacemente, dimostrando anche un vivo interessamento con la fondazioni» ex-novo dell’Istituto del SS. Salvatore e del Probandato monastico di Mezzojuso; nell’Eparchia di Lungro con il Piccolo Seminario di S. Basile, affidato dalla Sacra Congregazione per la Chiesa Orientali ai Basiliani di Grottaferrata; né sono da dimenticare le due fondazioni missionarie in Albania, a Fieri e ad Argirocastro, tanto promettenti e dovute abbandonare per gli eventi bellici»...

Tutto quanto è stato sin qui sommariamente ricordato, non trova e non può trovare una sua plausibile spiegazione, se non guardiamo alla nobile figura del Monaco, che, nell’adempimento scrupoloso dei suoi doveri, nello sforzo continuato nell’ascesa verso la santità, ci offre la visione di un’anima che grandeggia nel nascondimento, nella semplicità, nella modestia, nella rinuncia in maniera, permettete che lo dica, in maniera sublime. Il suo esempio di lavoro, di sacrificio, di dedizione rimarrà sempre un efficace richiamo in chi ha apprezzato il valore di una simile anima, che nella luce di perfezione e di santità s’imporrà ognora all’ammirazione e al rispetto. Entra nella cornice di questa santità la posizione assunta da Lui, sensibile al dolore e all’afflizione del prossimo particolarmente durante le penose vicende dell’ultima conflagrazione mondiale; il suo atteggiamento e la sua donazione sono come un canto alla profonda carità cristiana.

Al termine di questo riconoscente tributo, vorrei possedere una corda tutta speciale per poter dire dell’amore, dell’affetto, della gratitudine, che la grande anima del compianto Archimandrita Isidoro Croce nutrì verso la sua Badia: già le opere, di cui si è fatto cenno, esprimono ampiamente II suo slancio di offerta alla Badia, ma desidererei poter penetrare nell’intimo del Suo spirito per cogliere i momenti più belli del suo profondo amore verso quest’«alma mater», il che potrebbe farsi solo analizzando quegli episodi di tono familiare e intimo, che davano la misura del suo pieno attaccamento alla sua casa monastica, a cui aveva offerto, con gioioso e sempre affettuoso entusiasmo tutte le sue energie, tutte le sue capacità, tutta la sua vita. E la grandezza di questa donazione ili sé alla Badia più che nel molteplice arricchimento di opere e di attività, lo In vedo particolarmente nel momento in cui, dati il suo affaticamento e l’abbandono delle sue forze, con generosità, con umiltà e con spirito di responsabilità, chiese insistentemente di essere esonerato dal governo dell'Abbazia, tornando alla vita del semplice monaco, dopo un trentennio di superiorato, offrendo così un luminoso esempio di distacco e di rinuncia.

Ne sono una giusta conferma le notizie pervenute sul concorso di autorità civili e religiose nonché militari, di amici e conoscenti, di estimatori della sua opera, di un popolo intero, che l’amava, i quali tutti si sono riuniti intorno al suo feretro, a dimostrazione del riconoscimento di sì alte virtù, per dare l’ultimo addio a chi si era reso degno di gratitudine. Anche noi qui dell’Eparchia di Piana, con a capo S. E. Mons. Vescovo, sentiamo il dovere di significare gratitudine e ammirazione verso l’estinto, augurando all’attuale suo successore Archimandrita Teodoro Minisci, ai RR. PP. del SS. Salvatore e a tutta la famiglia monastica, che l’opera, iniziata dal compianto P. Croce, possa sempre più progredire nello svolgimento della missione, nello sviluppo delle opere e nell’affermazione dei compiti, che la divina Provvidenza ha assegnato alla storica e vetusta Badia di Grottaferrata, la quale adesso annovera lassù nei cieli, accanto ai suoi fondatori S. Nilo e S. Bartolomeo, un protettore di più nella persona dell’estinto Archimandrita Isidoro Croce.

Ci è anche gradito riportare il breve necrologio dell’Annuario 1965-1966 del Centro Internazionale di Studi Albanesi dell’Università di Palermo, pubblicato recentemente.

Il necrologio, che, nella sua brevità e concisione, sintetizza la vita e l’azione del P. Croce nel campo italo-albanese e nel campo unionistico, porta la sigla del Presidente del «Centro» on. dr. Rosolino Petrotta, ben noto per essere stato per tanti anni, sin dal suo sorgere, Segretario ed animatore dell’Associazione Cattolica Italiana per l’Oriente Cristiano, legato al P. Isidoro da vincoli di fraterna amicizia e di stretta collaborazione nelle attività svoltesi e nelle opere suscitate in questo ultimo quarantennio, nell’ambito delle comunità italo-albanesi, particolarmente quelle della Sicilia, e in Albania.

Il 10 marzo 1966, nel Monastero di S. Maria di Grottaferrata, cessava di vivere il Rev. P. Isidoro Croce.

Dopo essere stato, giovane sacerdote, Rettore del Seminario Greco-Albanese di Grottaferrata e poscia Priore di quella Comunità monastica basiliana, veniva nominato, nel 1937, Archimandrita Ordinario, carica che tenne per oltre un ventennio, fino al 1959, con esemplare spirito religioso, con alto prestigio, con zelo instancabile, con saggezza, bontà e grande modestia.

Fu un pioniere del movimento per l’Unione delle Chiese orientali separate, condirettore dell’Associazione Cattolica Italiana per l’Oriente Cristiano di Palermo.

Profuse amore e molte fatiche per le istituzioni basiliane delle Diocesi albanesi d’Italia e per le fondazioni religiose da Lui promosse a suo tempo, a Fieri, Elbasan ed Argirocastro, in Albania.

Seguì con vigile efficace assistenza lo svolgersi delle contrastate fasi preparatorie della erezione della Diocesi di Piana degli Albanesi (Palermo) e della ”Abbatia nullius” di Grottaferrata, di cui fu primo Archimandrita Ordinario.

Va in buona parte a merito del compianto P. Archimandrita Croce la felice riuscita dell’iniziativa del Card. Luigi Lavitrano per il 1° Sinodo delle Diocesi bizantino-albanesi d’Italia, celebratosi nel Monastero di Grottaferrata, nel 1940, con l’intervento, come osservatori, di una autorevole rappresentanza ufficiale della Chiesa Ortodossa Autocefala d’Albania.

Uomo di cultura, sensibile ai problemi dell’arte, ebbe particolari premure per la conservazione dei preziosi codici e per i tesori artistici e per la Biblioteca del Monastero che, rinnovata sotto il suo governo, è stata arricchita anche di una pregevole sezione albanese.

Negli Istituti religiosi italo-albanesi da Lui dipendenti curò l’insegnamento albanese e l’incremento degli studi e della cultura albanese.

Fu tra i primi ad incoraggiare il sorgere del nostro "Centro” disponendo fin dagli inizi, una costante collaborazione dei PP. Basiliani alle varie manifestazioni e convegni da esso promossi.

La scomparsa del P. Isidoro Croce lascia un gran vuoto nel mondo religioso e culturale italo-albanese, e profondo largo rimpianto.

r. p.

vedi BBGG 20 (1966), pp. 5-10; 11-13; 103-105.

 

Egumeni
2013-16 Michel Van Parys, OSB 1642-43 Giovanni IV Veccia
2000-13 Emiliano Fabbricatore 1636-42 Basilio Falasca
1994-2000 Marco Petta 1611-35 Giovanni II Ceci
1972-94 Paolo III Giannini 1611 Atanasio
1960-72 Teodoro II Minisci 1608-11 Giuliano Boccarini
1938-60 Isidoro Croce 1432-62 Pietro I Vitali
1921-29 Romano II Capasso 1422-28 Francesco I
1882-1915 Arsenio II Pellegrini 1393-1422 Giuseppe I
1879-82 Giuseppe II Cozza-Luzi 1385-93 Giovanni II
1869-79 Nicola V Contieri 1371-75 Girolamo I
1833-36 Luigi Riva 1368-71 Giacomo I
1824-33 Nilo III Alessandrini 1343-68 Angelo
1818-24, 1789-93 Gregorio Pieraggi 1328-43 Antonio
1813-18, 1801-10 Epifanio II Mazio 1324-28 Nifone
1810-13, 1796-1801 Carlo II Mattei 1319-24 Pancrazio
1793-96 Paolo II Fasoli 1309-19 Giacinto
1787-89, 1779-84 Teodoro I Piacentini 1303-09 Alessio
1784-87 Tommaso Gatta 1282-1303 Biagio II
1775-79, 1765-71 Nicola V Olivieri 1279 Ilario
1765-71 Alessandro Filocamo +1259 Biagio I
1763-65 Giovanni VIII Pistrucci 1230 Isacco
1760-63, 55-57, 33-36 Bartolomeo III Ulrico +1222 Teodosio II
1757-60, 39-55, 27-30 Epifanio I Staviski 1202 Giovanni I
1736-39 Giacomo II Sciommari ---- Eutichio
1730-33, 1722-27 Demetrio Titi 1163 Luca II
1712-22 Francesco I Adeodati 1158 Ignazio
1711-12,02-08,1688-90 Apollinare Passarini ---- Melezio
1708-11 Giovanni VII Sabotti ---- Conone
1690-1702 Teofilo D'Alessandro 1135-53 Nicola III
1686-88 Macario Giordani 1130-23/11/1135 Nicola II
1685-86, 78-81, 63-67 Stefano Garbi 1123 ca. Teodoreto
1682-85 Ferdinando Nardini 1121-1129 ca. Nilo II
1681-82 Giovanni VI Lanteri 1083 ca.-1121 Nicola I
1670-78 Clemente Rinaldi ---- Giona
1667-70, 56-57 Girolamo II Pallotta ---- Teodosio I
1657-63 Pietro II Mongo 1060-65 San Luca I
1654-56 Romano I Vassalli ---- Arsenio I
1648-54 Carlo I Farina 1055- ---- Leonzio
1647-48 Dionisio Mongo 1037-54 San Bartolomeo
1645-47 Cirino 1006-1037 Cirillo
1643 Bartolomeo II Tobaldi 1004-1006 Paolo I
1643 Giovanni V Censorini +1004 San Nilo
Priori di Governo
1930-37 Isidoro Croce 1587-95 Paolo Bevilacqua
1860-67 Nicola Contieri 1585-87 Giovanni Ciappi
1857-60 Giovanni Todini 1581-85 Luca Felice
1850-57 Atanasio Accoramboni 1577-81 Marco Mazziotta
1605-08 Giovanni Ceci 1567-77 Paolo Marulla
1600-05 Giovanni Boccarini 1540-67 Giacomo Siciliano
1596-1600 Adriano Perrone 1530-40, 1487-1507 Giacomo Pirrone
1595-96 Giovanni Battista Villani 1519-30 Metodio Siciliano
1595 Salvatore Mazziotta 1507-19 Luca Marulla

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