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| ORIGINI E STORIA - San Bartolomeo il Giovane, cofondatore dell'Abbazia |
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Consacrato subito alla SS. Madre di Dio ed arricchito di saggi insegnamenti, in brevissimo tempo superò di gran lunga tutti nell’esercizio delle virtù. Sentendosi attratto alla vita monastica si recò in un vicino monastero, e dopo breve tempo subito divenne gradito a Dio nei costumi, più degli anziani. Perciò, aspirando sempre ad una ascesi superiore, sentì anche parlare della guida spirituale del beato Nilo suo concittadino: quanto egli, nella santità e franchezza, rifulgesse a somiglianza del profeta Elia e le sue opere fossero già celebri. Un fuoco divino arse nel cuore del giovane Bartolomeo di voler raggiungere San Nilo. Pertanto, disprezzata ogni cosa e, presa la croce sulle spalle, di nascosto da tutti, come un cervo assetato, raggiunse il santo asceta nei dintorni della Campania, e venne accolto a braccia aperte, o per meglio dire, nella parte più recondita del cuore, prevedendo il santo Anziano il procedere di tale giovinezza quale miglior seguace delle sue virtù ascetiche. Subito fu rivestito dell’abito angelico e si mostrò zelante imitatore di San Nilo, in tutto, tanto da essere ammirato da tutti. Con digiuni e veglie, con preghiere, meditazioni e in ascolto della Parola di Dio, con somma umiltà e divina obbedienza, assottigliava la sua mente e la faceva risplendere; in ciò il santo vecchio Nilo si compiaceva più che nell'opera di sessanta persone. Poiché il grande Nilo si sradicava da luogo a luogo a causa del disprezzo che aveva della gloria e si dirigeva dalla Campania verso Roma, l'ammirabilissimo Bartolomeo si congiunse a lui, per andare insieme a venerare gli Apostoli. In seguito il grande Nilo migrò presso il Signore che aveva bramato con tutta l'anima e il giovane Bartolomeo venne eletto Egumeno da tutta la comunità monastica. Ma egli con lacrime e rifiutando di accettare che tutti prestassero obbedienza ad un giovane, giudicò bene che altri due fossero ancora preferiti a lui. Terzo come candidato ma anche di mala voglia, ricevette l'egumenato. Subito con fatica e travaglio iniziò ad edificare la rinomata chiesa che ammiriamo dedicata alla gloriosissima Madre di Dio e finché non la portò a compimento, secondo il salmo Davidico, non concesse sonno ai suoi occhi. Ed ancora, ricevuta la grazia dalla santissima Madre di Dio, come un nuovo Giuseppe Innografo, scrisse sapientemente inni intorno al suo maestro Nilo e a molti santi, in particolare intorno all'Immacolata Sovrana; avendo anche, con le opere e le parole gradite a Dio, istruito ed indirizzato verso Dio e la Madre di Dio il gregge a lui affidato, e avendo ricondotto molti verso Dio, dalla via della perdizione, con misericordia ed innumerevoli elemosine, divenuto così strumento di salvezza a gloria di Dio per moltissimi, sacerdoti e principi, governati e governanti, se ne emigrò verso lo stesso Dio, a cui si addice ogni gloria, onore ed adorazione. Tratto dal Sinassario del Calendario Liturgico di Grottaferrata. |
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