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Introduzione al catalogo Orler


La sera del 25 settembre 2004 Nilo di Rossano chiudeva gli occhi al sole di questo mondo, che stava tramontando, per riaprirli al phôs anésperon, alla luce che non tramonta del Sole di Giustizia. Si compiono, così, quest’anno 2004, i primi mille anni del cenobio fondato da Nilo sul limitare estremo della vecchiaia, pochi mesi prima della sua morte.

La comunità monastica niliana ha vissuto, nel corso dei secoli, lunghe vicissitudini. Per essa la scadenza millenaria è un’occasione privilegiata per rimeditare la propria vocazione e il significato del suo ruolo ecclesiale, specialmente nell’attuale contesto storico. I monaci di Grottaferrata sono sempre stati uniti al patriarcato romano, prima e dopo la data del 1054, indicato dalla storiografia moderna corrente come iniziale del processo di distacco che ha portato alla separazione di fatto tra le Chiese cattolica e ortodossa. Insieme, però, essi hanno mantenuto, nelle complesse vicende culturali del monastero, la consapevolezza dei propri legami d’origine con la tradizione cristiana orientale, in particolare quella dell’Italia meridionale bizantina.

Le Chiese stanno vivendo, nel passaggio tra secondo e terzo millennio, un kairòs di grande importanza per quanto riguarda il riannodato dialogo che, pur tra innumerevoli difficoltà, mira al ristabilimento – sperato ed invocato come dono dello Spirito – dell’unità che il Signore ha voluto, pregando il Padre hina pantes hen ôsin – ut unum sint.

Crediamo fermamente che i rapporti diplomatici e il confronto teologico siano momenti necessari, all’interno del dialogo tra le Chiese sorelle, ma ancora più in profondità siamo persuasi che il mezzo più efficace per il ristabilimento dell’unità cristiana sia la preghiera: umile, insistente, espressione di una vita che voglia essere autentica sequela del Vangelo, ininterrotta.

Nella tradizione di preghiera dell’Oriente bizantino, la contemplazione attraverso le sante icone occupa un posto di spicco, tanto nelle celebrazioni liturgiche quanto nella preghiera individuale dei cristiani.

Nel monastero di S. Maria di Grottaferrata, l’icona della Theotokos Hodigitria presiede da lunghi secoli ad ogni akolouthia, confermando l’amore che i monaci criptensi nutrono non solo per la ‘loro’ Madre di Dio, ma per le icone in generale, anche se la loro creatività artistica si è affermata non nella pittura delle icone ma nel campo dell’innografia e della melurgia, anch’esse intrinsecamente inseparabili dalla liturgia.

In questo contesto, che si vuole specificamente orante, ho voluto offrire a tutti, prendendo opportuni contatti con i responsabili della Collezione Orler, la possibilità di sperimentare da presso l’atmosfera contemplativa dell’Oriente cristiano qual è quella che emana dalle sante icone: nate dalla preghiera e per la preghiera, espressione sicura della fede della Chiesa, esse introducono nella visione di una realtà che è radicalmente ‘altra’ e testimoniano della tensione escatologica dell’esistenza cristiana, simboli come sono di una Vita che viene dall’alto e di una Pace che non è di questo mondo. E’ questa, probabilmente, la prima volta che a Grottaferrata viene esposta una collezione di icone; è certamente la prima volta che in un centro dei Castelli Romani il pubblico ha l’occasione di contemplare una raccolta tanto vasta e significativa di questo genere di arte sacra così particolare.

Dopo la fine di Bisanzio il paese che ha visto la più fiorente produzione iconografica continuare per secoli è stata la Russia. In essa si sono fatti certo sentire anche influssi dell’arte sacra occidentale, ma la produzione è rimasta essenzialmente aderente ai canoni tradizionali, anche grazie alla tenace opera di fedele conservazione svolta dagli Starovery, i Vecchi credenti.

Sono appunto circa duecento splendide icone russe della Collezione Orler quelle che vengono ora esposte al monastero di Grottaferrata. Credo che difficilmente un tale tesoro avrebbe potuto trovare, nell’Europa occidentale, una cornice più intimamente congeniale.

Nel ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa mostra – il Sindaco e l’Assessore alla Cultura di Grottaferrata, il Comitato per il Millenario e il suo Presidente, la famiglia Orler, i miei confratelli e gli amici del monastero –, auguro a chiunque contemplerà le immagini che essa presenta di poter essere iniziati alla Bellezza soprasensibile di cui le icone sono epifanie luminose.

Grottaferrata, 25 marzo 2004

Annunciazione del Signore

† Emiliano Fabbricatore

Archimandrita esarca

del Monastero di S. Maria di Grottaferrata


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