Scarica

Stampa

Chiudi


L’eredità di s. Nilo nella Chiesa e nella Civiltà


Prima che frutto dell’impegno ascetico e spirituale di un essere umano, la santità è innanzitutto dono gratuito dello Spirito Santo; ed è sempre un dono che viene concesso non soltanto alla creatura che ne è l’immediata destinataria, ma, attraverso di essa, a tutta la Chiesa e all’umanità nel suo complesso: se nelle società storiche il senso dell’uomo e il rispetto per la persona sono andati crescendo, ciò non si deve tanto ai progressi – veri o presunti – delle scienze, delle tecniche, della cultura in genere, ma soprattutto alla testimonianza di quegli uomini e di quelle donne che sono stati fedeli discepoli del Vangelo di Cristo e la cui vita ha reso trasparente e ‘leggibile’ per tutti il messaggio della salvezza.

S. Nilo di Rossano è stato uno di questi discepoli, e tra i più luminosi. La fecondità nella discendenza spirituale, attestata nel suo caso fino ad oggi dal Monastero di Grottaferrata, è uno dei segni che caratterizzano la forza dell’esperienza vissuta dai fondatori. Al tempo di S. Nilo e nei secoli prima di lui e a lui successivi l’Italia meridionale di cultura bizantina ha conosciuto numerosissimi esempi di santi asceti e di cenobi di tradizione greca, e di alcuni di essi anche l’area bizantina centrale ha recepito l’ammirazione e il culto, poiché la loro fama ha talvolta superato i limiti geografici della grecità occidentale, periferica rispetto a quella costantinopolitana: è, per esempio, il caso dell’Egumeno s. Fantino il Giovane, morto nel 1000, uno dei maestri spirituali di S. Nilo. A nessuno di essi, però, è sopravvissuta un’istituzione che sia giunta, nei secoli, fino al giorno d’oggi. S. Nilo fece appena in tempo, prima di morire il 26 settembre 1004, a vedere iniziare i lavori di costruzione della chiesa che la Madre di Dio aveva voluto a Grottaferrata e dell’annesso monastero: ma la sua famiglia monastica era stata da lui formata e modellata con sapienza spirituale e con una guida sicura affettuosa, paterna e materna insieme; e grazie alla ricchezza del carisma di s. Nilo, e del suo discepolo più grande, s. Bartolomeo, la comunità ha potuto proseguire, pur nelle complesse vicende della sua storia dieci volte secolare, la sua testimonianza cristiana e monastica nella fedeltà alle linee tracciate dai fondatori e nel confronto con gli interrogativi posti dalle diverse epoche. L’eredità spirituale di s. Nilo, perciò, si è sviluppata, nella millenaria vita del Monastero di Grottaferrata, in più direzioni, tutte radicate nell’esperienza vissuta già da s. Nilo.

Al primo posto i monaci criptensi situano l’impegno nella preghiera e nell’ascesi. La preghiera pervade la vita monastica in tutte le sue dimensioni: la spiritualità bizantina insiste in modo tutto particolare sulla preghiera ininterrotta, in conformità con il comando del Signore (Lc 18,1) e con l’ammaestramento paolino: “Gioite in ogni tempo; pregate ininterrottamente; in ogni cosa rendete grazie” (1 Ts 5,16-17). Accanto alla preghiera individuale, e in piena osmosi con essa, la preghiera liturgica occupa parecchie ore della giornata dei monaci. Essa è in unione con tutta la Chiesa e rende lode a Dio per le necessità della Chiesa stessa e di tutto il mondo. Dalla sua fondazione fino ai nostri tempi il Monastero di S. Nilo ha tenuto viva la tradizione liturgica bizantina, così come essa era praticata nel X secolo nell’Italia meridionale. Durante l’alto Medioevo erano presenti, nella Città eterna, numerose comunità monastiche orientali di rito bizantino: il monastero di Grottaferrata è l’unico superstite di tale fioritura, e i Pontefici romani stessi ne hanno più volte autorevolmente salvaguardato l’integrità. Giovanni Paolo II, riprendendo le parole di Vladimir Solovjòv, ha sottolineato spesso la necessità, per la Chiesa cattolica, di tornare a respirare pienamente con entrambi i suoi polmoni, quello occidentale e quello orientale. Alle porte di Roma, i basiliani figli di s. Nilo hanno da sempre risposto a questa vitale esigenza: la tradizione liturgica porta con sé un tipo di teologia, di spiritualità, di diritto canonico che sono intimamente connesse con una “lex orandi” irriducibilmente originale, carica della ricchezza spirituale dell’Oriente cristiano.

Così si delinea anche la speciale vocazione del Monastero di Grottaferrata al servizio reso al dialogo ecumenico. Se già in passato i monaci criptensi hanno alacremente contribuito alla conoscenza, in Occidente, della tradizione liturgica e spirituale cristiana orientale, tanto più chiara, e sentita profondamente, tale vocazione si rivela nel kairòs storico presente. La comunità monastica di Grottaferrata esiste da ben cinquant’anni prima della data, peraltro in buona parte convenzionale, dello scisma tra le due Chiese (1054), ed è la prova vivente che, nell’unica Chiesa di Cristo, si può essere perfettamente orientali e contemporaneamente in sincera e piena comunione con le Chiese latine e con il Vescovo di Roma, che dell’unità di tutte le sante Chiese è il servitore posto dal Signore (Mt 16, 18-19; Gv 21, 15-17).

Nel coltivare tale fraterno sentimento di comunione ecclesiale, i monaci non fanno che camminare sulle orme del loro Padre s. Nilo e di s. Bartolomeo. San Nilo intrattenne profondi e affettuosi rapporti con i Latini del suo tempo: ne fa fede il suo sentito legame con Montecassino e con i monaci benedettini, un’amicizia nella quale entrambe le parti riconoscevano e stimavano la bellezza dell’ ‘altra’ tradizione. A sua volta, s. Bartolomeo intrattenne stretti rapporti con la Chiesa di Roma in un periodo tutt’altro che facile, come fu la prima metà dell’XI secolo: al suo influsso spirituale si dovette la conversione, e la successiva abdicazione al soglio pontificio, di un Papa quale Benedetto IX, morto monaco a Grottaferrata.

Anche nell’ambito della più vasta storia della cultura il cenobio criptense ha continuato nei secoli la tradizione dei suoi fondatori, contribuendo così in modo rilevante all’arricchimento della civiltà umana. S. Nilo era un esperto calligrafo, come ne danno testimonianza il bios opera di s. Bartolomeo e i tre codici superstiti scritti di sua mano. Sappiamo anche, sempre dal bios e dalle composizioni innografiche di s. Bartolomeo, che egli era un uomo dotto nella conoscenza della Scrittura e dei Padri, come pure nel canto liturgico; anche nel campo della cultura profana greca, letteraria e non, le sue cognizioni erano profonde e sicure. Della sua apertura umana e culturale rende testimonianza, tra l’altro, la sua lunga frequentazione del dotto medico ebreo Shabbetày Dònnolo, di Oria, scienziato di ampia esperienza e tra i più antichi commentatori di quell’arduo e fondamentale testo della tradizione cabalistica che è il Sèfer Yesiràh (Libro della Creazione): un rapporto di stima e affetto reciproci tutt’altro che ovvio, dati i tempi e i pregiudizi culturali.

S. Nilo e i suoi monaci sono all’origine di una vasta produzione libraria: lo scriptorium criptense, il cui stile è proprio e caratteristico nell’ambito della già peculiare scuola paleografica italo-greca, ha realizzato nei secoli numerosissimi codici di ogni genere, sacro e profano; di molti di quei codici la biblioteca monastica è a tutt’oggi depositaria, ma essi si trovano altresì presenti in molteplici fondi manoscritti delle più varie biblioteche. La tradizione calligrafica e miniaturistica criptense è continuata fino al XX secolo. Il culto per il libro, strumento primo della cultura, continua anche nell’epoca attuale, nelle forme che la storia e i tempi richiedono. Risale al 1931 l’impianto, a Grottaferrata, del primo laboratorio di restauro del manoscritto e del libro che sia stato aperto in Italia: dal Codice Atlantico dei disegni di Leonardo, ai libri della Biblioteca Nazionale di Firenze, gravemente danneggiati dall’infausta alluvione del 1966, innumerevoli sono ormai i volumi riportati a nuova dignità dalla cura amorevole e competente dei monaci di s. Nilo. Il servizio alla cultura storica nell’area bizantinistica, filologica, liturgica, albanologica continua ad essere svolto con solerzia ed apertura dalla Biblioteca dell’Abbazia e dai suoi bibliotecari, accogliendo studiosi di ogni estrazione. Come è proprio anche di molte famiglie monastiche occidentali, tanti sono stati anche, nei secoli, gli studiosi ed eruditi vissuti nel Monastero di Grottaferrata, che si sono distinti nelle aree più diverse delle lettere sacre e profane. Come ad esempio p. Nilo Borgia, fondatore del laboratorio del restauro del libro e cofondatore delle Suore Basiliane Figlie di s. Macrina. L’Abate Giuseppe Cozza Luzzi, vice bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Don Antonio Rocchi storico esperto. Padre Sofronio Gassisi ottimo liturgista. Padre Lorenzo Tardo studioso di musica bizantina. L’Archimandrita Isidoro Croce, laureato in lettere, ha coltivato con successo studi di diritto canonico per conto della Congregazione Orientale.

E’ dunque per le ragioni finora esposte che sembra giusto celebrare con particolare rilevanza lo scadere del primo millennio di vita del Monastero fondato da s. Nilo: esso si pone come segno tangibile di quell’autentico umanesimo, frutto dell’Evangelo, nel quale la piena dignità dell’uomo, della sua intelligenza, della sua cultura, viene esaltata dalla contemplazione e dall’amore di Dio, nel quale tale dignità trova la sua sorgente inesauribile.

L’eredità di s. Nilo va studiata e ricompresa. Un lavoro questo, sul quale a Grottaferrata ci stiamo particolarmente impegnando. Le ultime pubblicazioni, la traduzione dal latino all’italiano del “De Coenobio ….” del padre Antonio Rocchi, alla traduzione dal greco della nostra Paracletica, alle nostre nuove Costituzioni (Typikòn) pubblicate appena due settimane fa. Queste le Costituzioni, sono decisamente più ‘niliane’, delle precedenti, più ‘basiliane’ ed infine più orientali nella spiritualità. Inoltre abbiamo pubblicato nuovi depliant più ricchi di notizie storiche, registrate video-cassette in cinque lingue (anche la lingua greca) e abbiamo creato un sito internet, mensilmente aggiornato (www.abbaziagreca.it).

Secondo il mio modesto pensiero uno degli scopi del prossimo anno millenario e della sua preparazione, dovrebbe essere proprio un accurata ricerca di valenti ed esperti studiosi, per individuare le caratteristiche del pensiero spirituale di s. Nilo e della sua eredità.

Grottaferrata, 29 dicembre 2001

† Emiliano Fabbricatore

Archimandrita esarca

del Monastero di S. Maria di Grottaferrata


Scarica

Stampa

Chiudi