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Analisi della dichiarazione comune
di Benedetto XVI e Bartolomeo I


Nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, martedì 23 gennaio 2007, Mons. Eleuterio F. Fortino, ha tenuto nel nostro Monastero una conferenza sullo stato attuale dei rapporti fra cattolici e ortodossi, facendo una analisi della Dichiarazione Comune fra il Papa Benedetto XVI e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I.

“Rendiamo grazie all’autore di ogni bene che ci permette ancora una volta, nella preghiera e nello scambio, di esprimere la nostra gioia di sentirci fratelli e di rinnovare il nostro impegno in vista della piena comunione”.
Così si esprimono il Papa Benedetto XVI e il Patriarca di Costantinopoli nella Dichiarazione Comune che ha concluso la visita che per la festa di S. Andrea (30 novembre 2006) il Papa ha fatto al Patriarcato ecumenico.
La visita è stata caratterizzata da calorosa e distinta accoglienza e concentrata nella preghiera. La sera stessa dell’arrivo ha avuto luogo una celebrazione della Parola – una akolouthia composta per la circostanza – e la venerazione delle reliquie di S. Gregorio il Teologo e di S. Giovanni Crisostomo che Papa Giovanni Paolo II aveva consegnato in dono al Patriarca Bartolomeo I. Il 30 novembre il Papa e la delegazione hanno partecipato alla Divina Liturgia nella cattedrale di S. Giorgio.
Durante questa liturgia patriarcale e sinodale, per la prima volta a Costantinopoli, il Patriarca e il Papa si sono scambiati l’abbraccio di pace, al momento liturgico proprio, cioè prima della professione di fede. In altre circostanze l’abbraccio aveva avuto luogo fuori della liturgia. Poi il Padre Nostro è stato recitato insieme dal Patriarca e dal Papa. Al termine il Patriarca e il Papa hanno benedetto i fedeli. Tutto ciò è acquisito e scontato nelle relazioni fra cattolici e ortodossi. Nella Basilica di S. Pietro il Papa e il Patriarca hanno anche proclamato il Credo insieme e nella lingua originale greca (cioè senza ‘Filioque’). Ma non da tutti ciò è condiviso. La “Sacra Comunità del Monte Athos” - cioè, i rappresentanti e superiori dei venti monasteri - in un loro comunicato (30.12.2006) hanno affermato: “L’accoglienza del Papa è avvenuta come se fosse vescovo canonico di Roma. Ugualmente la sua chorostasìa (partecipazione dal trono nel coro) alla Divina Liturgia ortodossa con l’ōmophorion (la stola), la recita (fatta insieme dal Papa e dal Patriarca) del Padre Nostro, l’abbraccio liturgico con il Patriarca, sono manifestazioni che vanno al di là delle semplici preghiere comuni, che sono proibite dai sacri canoni. E tutto questo mentre non vi è stato alcun allontanamento dell’Istituzione Papale dai suoi insegnamenti eretici e dalla sua politica”.
Per il progresso ecumenico è necessaria anche l’informazione e la formazione dell’intero corpo ecclesiale. E non solo sul Monte Athos. Invece la Dichiarazione Comune fra il Papa e il Patriarca, accuratamente preparata, presenta l’incontro come un dono di Dio. Essa fa il punto dei rapporti attuali fra cattolici e ortodossi ed esprime un nuovo e forte impegno comune per il ristabilimento della piena comunione fra cattolici e ortodossi, e, nel contempo, indica vie concrete e prospettive pratiche di lavoro, con lo sguardo rivolto al ristabilimento dell’unità. “Lo Spirito Santo – dichiarano i due Pastori - ci aiuterà a preparare il grande giorno del ristabilimento della piena unità, quando e come Dio vorrà. Allora potremo rallegrarci ed esultare veramente”. Per questa conversazione ho pensato di fare l’ermeneutica della Dichiarazione Comune data l’alta qualità, di informazione e di impegno, che essa esprime.

1. Precedenti
Innanzitutto il Papa e il Patriarca esprimono un positivo apprezzamento su quanto avvenuto dal primo esemplare pellegrinaggio e incontro a Gerusalemme (1964) fra Paolo VI e Athenagoras I in poi e sulle iniziative prese, per riallacciare le relazioni e per incamminarle sul binario sicuro del dialogo della carità e di quello teologico. In questo contesto vengono ricordate le precedenti visite reciproche tra Paolo VI e Athenagoras (1967) e di Dimitrios I (1987) a Roma e Giovanni Paolo II (1979) al Fanar. I loro incontri, le preghiere fatte durante gli incontri, le dichiarazioni comuni hanno preparato e orientato l’apertura e lo sviluppo del dialogo teologico cattolico-ortodosso. In seguito Bartolomeo I succeduto a Dimitrios I ha fatto visita a Roma altre tre volte (nel 1995 e nel 2004 ben due volte). La visita di Benedetto XVI al Fanar fa tesoro di questa esperienza e ne rilancia gli intenti di fondo contestualizzati nel momento storico attuale.
In questo quadro i due firmatari segnalano in particolare due eventi aperti al futuro. Ricordano che è stato proprio in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II al Fanar (1979) che è stata resa pubblica la creazione della Commissione Mista Internazionale del dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. La Dichiarazione afferma: “Essa (la Commissione) ha riunito le nostre Chiese con lo scopo dichiarato di ristabilire la piena comunione”.
Ciò significa che la prospettiva di lavoro di questa commissione non è uno stadio intermedio, come potrebbe essere la sola, ma sempre necessaria, conoscenza reciproca, o qualche forma di convivenza pacifica e anche dinamica di cooperazione. Lo scopo dichiarato è il ristabilimento della piena comunione. Questo per quanto riguarda il livello dei rapporti con tutte le Chiese ortodosse insieme, rapporti che rimangono aperti all’avvenire.
Invece per quanto riguarda le relazioni tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli, i due firmatari hanno ricordato “il solenne atto ecclesiale che ha relegato nell’oblio le antiche scomuniche, le quali, lungo i secoli, hanno influito negativamente sulle relazioni tra le nostre Chiese”. Si tratta delle scomuniche del 1054 tra il Patriarca Cerulario e il Cardinale Umberto da Silvacandida. I due firmatari, il Papa e il Patriarca, non si limitano a ricordare l’atto del 1965 con cui si è deciso di relegare nella dimenticanza quell’evento venefico,
ma aggiungono una constatazione e un impegno. “Non abbiamo ancora tratto da questo atto – essi dichiarano – tutte le conseguenze positive che ne possono derivare per il nostro cammino verso la piena unità, al quale la Commissione Mista è chiamata a dare un importante contributo”. Anche questo punto rimane quindi aperto al futuro, ma è importante che sia stato ricordato, affinché i gesti non rimangano parole vuote. Di quell’atto comune del 1965 non sono state tratte tutte le conseguenze, benché molte siano già state tratte e le relazioni ecclesiali siano diventate regolari e fraterne. Il Papa e il Patriarca segnalano comunque che altre conseguenze positive per la comunione devono essere individuate e realizzate per un passaggio concreto dalla psicologia delle scomuniche – della separazione – alla psicologia e alla prassi della comunione.

2. Situazione attuale del dialogo teologico
La Dichiarazione si inserisce con realismo nel contesto presente. Essa prende in considerazione una situazione in movimento che intende incrementare ed orientare. Segnala con soddisfazione che nel mese di ottobre scorso è stato possibile riavviare il dialogo teologico nella sessione plenaria della Commissione mista in cui sono impegnate tutte le Chiese ortodosse (Belgrado18-25 ottobre 2006), dopo una sospensione di alcuni anni, per difficoltà incontrate. I due firmatari affermano: “Abbiamo espresso la gioia profonda per la ripresa del dialogo teologico”. Certamente vi era motivo di gioia. Dall’ultima sessione plenaria dell’anno 2000 tenuta a Baltimora (Usa) sul tema delle “Conseguenze ecclesiologiche e canoniche dell’uniatismo” - questione sollevata permanentemente dagli ortodossi - non era stato possibile convocare la commissione.
In questi sei anni però, tanto da parte cattolica quanto ortodossa, vi è stata una positiva preparazione tanto da creare le condizioni, nelle relazioni tra le singole Chiese, per la ripresa del dialogo. La Dichiarazione fa riferimento esplicito: “Dopo un’interruzione di qualche anno, dovuta a varie difficoltà, la Commissione ha potuto lavorare di nuovo in uno spirito di amicizia e di collaborazione”. Le difficoltà a cui si allude, in parte si trovavano all’interno della Commissione per divergenze sul tema in programma, come si è detto, in parte provenivano da diverse tensioni esistenti per molteplici problemi tra varie Chiese ortodosse.
Nel nuovo clima creato si è tenuta la IX Sessione Plenaria della Commissione Mista Internazionale in cui sono state impegnate tutte le Chiese ortodosse (Belgrado ottobre 2006). E segno del nuovo clima è stata la partecipazione di tutte le Chiese ortodosse alla sessione, ad eccezione del Patriarcato di Bulgaria, per ragioni pratiche emerse all’ultimo momento. La Commissione è composta da 30 membri per parte (cardinali, metropoliti, vescovi, docenti di teologia, chierici e laici, uomini e donne). E’ presieduta da due copresidenti: il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita Joannis Zizioulas, e assistita da due co-segretari. Questa ampia composizione manifesta anche la complessità del lavoro che essa svolge.
Il lavoro compiuto a Belgrado è stato teologicamente costruttivo, anche se non facile. Non facile perché si è preso come testo base di discussione un progetto elaborato dal Comitato di Coordinamento in una riunione avuta a Mosca nel lontano 1990. Quel progetto non era stato mai discusso dalla Commissione mista. Per la distanza di tempo, per l’ampio cambiamento di membri della Commissione, per nuovi elementi intervenuti all’interno delle singole Chiese, il testo doveva essere profondamente riveduto, anche se si condividevano l’impostazione e le prospettive di fondo. La Dichiarazione comune apprezza positivamente l’operato della commissione. Afferma: “Trattando il tema “Conciliarità e autorità nella Chiesa” a livello locale, regionale e universale, essa (la commissione) ha intrapreso una fase di studio sulle conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa”. Il tema comprende lo studio del ruolo del prōtos a livello locale (vescovo), a livello regionale (metropolita, patriarca), a livello universale (vescovo di Roma). E’ facile intravedere in questa tematica la sua importanza per la ricerca dell’unità fra cattolici e ortodossi. Essa comprende la questione più importante, cioè: il primato del vescovo di Roma nella Chiesa, questione maggiore nel contenzioso fra cattolici e ortodossi.
La Dichiarazione Comune lo rileva affermando che la problematica che si è cominciata a trattare a Belgrado “Permetterà di affrontare alcune delle principali questioni ancora controverse”. La questione del primato è così nell’agenda della Commissione, e in pagine aperte e prossime. Questo si può ricavare anche dall’omelia pronunciata dal Papa lo stesso giorno per la festa di S. Andrea (30 novembre) nella cattedrale patriarcale. Il Santo Padre ha esplicitato l’affermazione indicando la questione del ministero primaziale del Papa nella Chiesa, non come una questione di sola indagine storica e teorica, ma proiettata alla vita della Chiesa. Ha ricordato la proposta fatta nell’Enciclica Ut Unum Sint (n. 95) da Papa Giovanni Paolo II e cioè “identificare vie nelle quali il ministero petrino potrebbe essere oggi esercitato, pur rispettandone la natura e l’essenza, così da realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri”. Si tratta di cercare - secondo la terminologia di Giovanni Paolo II – nuove forme di esercizio del primato, nuove forme accettabili per gli uni e per gli altri, per i cattolici e per gli ortodossi. Qui il Papa Benedetto XVI è stato categorico: “E’ mio desiderio oggi richiamare e rinnovare tale invito”. Questa prospettiva della ricerca di forme possibili di esercizio del primato, così da essere condiviso da cattolici e ortodossi, è aperta su una tematica decisiva per l’avvenire delle relazioni ecumeniche e per il ristabilimento della piena comunione.
Nella sessione di Belgrado - in concomitanza con la tematica del ruolo del vescovo di Roma nella Chiesa - è emersa una difficoltà tra gli ortodossi, sollevata dalla delegazione russa, sul modo di comprendere la taxis, l’ordine tradizionale tra le Chiese ortodosse, secondo cui la sede di Costantinopoli gode di un primato di onore. La questione è interna alla Chiesa ortodossa e, sebbene i cattolici non vi possano intervenire, essa causa difficoltà nel dialogo stesso. A questa situazione sembra alludere l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia in una intervista data a conclusione della sua visita a Roma, riferendosi alla Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme: “La Commissione…procede con serietà, con pazienza e coerenza nel suo difficile lavoro. Questo lavoro si realizza sotto il coordinamento della Santa Chiesa primaziale del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che noi – come Chiesa di Grecia – sosteniamo con grande senso di responsabilità davanti alla storia”.

3. Cooperazione in appoggio alla ricerca dell’unità
La dichiarazione fra il Papa e il Patriarca Bartolomeo I segnala vari spazi di cooperazione comune già possibile. Essa corrisponde a urgenze presenti e nello stesso tempo cementa e incrementa la ricerca della piena unità. E’aperta al futuro. Vengono tracciate varie linee di impegno per promuovere la piena comunione. Giudica positivo il processo verso la costituzione dell’Unione Europea, che si indica come “grande iniziativa”. Ad essa cattolici e ortodossi intendono dare un contributo comune relativo alla difesa della persona con tutto il complesso del rispetto dei diritti umani, al rispetto delle minoranze con la protezione delle loro tradizioni culturali e specificità religiose. In particolare si afferma di non risparmiare sforzi per la protezione delle radici, delle tradizioni e dei valori cristiani dell’Europa. Il comune patrimonio cristiano può dare fecondi frutti per l’avvenire dell’Europa.
La Dichiarazione ha presente anche i problemi sociali e culturali del nostro tempo: povertà, sfruttamento delle persone, terrorismo, guerre, in particolare quella nel Medio Oriente dove vivono molti ortodossi e cattolici. La Dichiarazione afferma l’esigenza di intraprendere un’azione in favore del rispetto dei diritti umani nella convinzione – e vi si dice – che “le nostre tradizioni teologiche ed etiche possono offrire una base solida di predicazione e di azione comune”. In questa prospettiva è stata sottolineata la promozione concreta nei diversi luoghi del dialogo locale tra i cristiani ed anche del dialogo interreligioso con le altre religioni che si incontrano nei vari contesti di pluralismo religioso e culturale.
Va sottolineato l’impegno a collaborare per un annuncio rinnovato dell’Evangelo nel nostro tempo, in cui si sviluppano processi di secolarizzazione, correnti di relativismo, e perfino di nichilismo. Occorre presentare insieme il nostro comune patrimonio cristiano, convinti che “le nostre tradizioni rappresentano per noi - affermano il Papa e il Patriarca - un patrimonio che deve essere continuamente condiviso, proposto e attualizzato”. Essi concludono questo argomento dichiarando: “Per questo noi dobbiamo rinforzare le collaborazioni e la nostra testimonianza comune davanti a tutte le nazioni”.

Verso il futuro
La Dichiarazione si rivolge in modo positivo verso il futuro e sollecita l’impegno a proseguire verso l’intensificazione delle relazioni fraterne, del dialogo teologico e della cooperazione pratica. Si afferma che il Papa e il Patriarca auspicano che il loro incontro “di pastori nella Chiesa possa essere un segno ed un incoraggiamento per tutti noi a condividere gli stessi sentimenti e gli stessi atteggiamenti di fraternità, di collaborazione nella carità e nella verità”.
Guardando al futuro la Commissione mista ha nel suo programma scadenze immediate.
Un nuovo incontro è previsto entro quest’anno 2007. Sarà la Chiesa cattolica ad ospitare la sessione secondo il metodo dell’alternanza. Sono state valutate le possibilità concrete ed è stata scelta come sede la storica città di Ravenna ricca di tradizioni ecclesiali e splendida per monumenti bizantini. La sessione avrà luogo nel mese di ottobre (8-15 ottobre 2007). Nel frattempo si incontrerà a Roma il comitato misto di redazione (1-2 marzo 2007) che metterà a punto la parte del progetto discusso a Belgrado.
La Commissione è attiva e procede nel suo lavoro nella prospettiva concordata nel documento preparatorio del Dialogo teologico cattolico – ortodosso (1978) e parzialmente svolto con la pubblicazione di quattro documenti di accordo (1982, 1987, 1988, 1993).
Il Comitato Misto di Coordinamento di questa commissione, nel suo ultimo incontro (dicembre 2005) ha ricordato l’orientamento chiedendo che la nuova fase deve svolgersi “in continuità con i documenti già concordati dalla Commissione”… e che “il contesto generale del suo lavoro è la teologia della koinonia, o comunione, e che tale contesto necessita di essere rafforzato con uno studio ulteriore per permettere di approfondire il dibattito”. “Siamo decisi a sostenere incessantemente il lavoro affidato a quella Commissione (per il dialogo teologico), mentre ne accompagniamo i membri con le nostre preghiere”. Questo affermavano il Papa Benedetto XVI e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nella loro Dichiarazione Comune.
Inoltre il Papa e il Patriarca si rivolgevano a tutti i cattolici e gli ortodossi:”Esortiamo i nostri fratelli a prendere parte attiva a questo processo con la preghiera e con gesti significativi”.

Le relazioni ecclesiali
Le relazioni fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse hanno conosciuto durante l’anno anche importanti eventi a vari livelli. Alcuni fatti passano quasi inosservati, ma sono determinanti per la crescita della comunione affettiva, come la lettera pasquale che il Santo Padre invia da anni e regolarmente ai Capi delle Chiese ortodosse, l’invio dei documenti maggiori della Chiesa cattolica, nonché incontri del Santo Padre con delegazioni ortodosse. Così pure altri eventi ancora meno appariscenti ma importanti. Qualche esempio: il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità assicura annualmente oltre 50 borse di studio a giovani ortodossi per studi post-universitari presso facoltà teologiche cattoliche.
La Chiesa di Grecia offre 30 borse di studio estive a studenti cattolici di teologia per l’apprendimento della lingua greca e per un contatto diretto con le strutture culturali e pastorali della Chiesa ortodossa. Un gruppo di parroci di Atene è stato ospitato a Roma per prendere contatto con la Chiesa cattolica: e di riscontro un gruppo di sacerdoti romani è stato ospitato dalla Chiesa di Grecia. Si realizzano anche incontri ecclesiali, teologici, culturali e pastorali che cementano la comunione tra le Chiese.
Il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani nel corso dell’ultimo anno ha avuto molti contatti con le singole Chiese ortodosse. Si è regolarmente mantenuto lo scambio di visite fra Roma e Costantinopoli per la festa dei Santi Pietro e Paolo a Roma (29 giugno) e di S. Andrea al Patriarcato Ecumenico (30 novembre); una delegazione ortodossa bulgara è venuta a Roma per ricevere una reliquia di S. Giorgio; è venuta a Roma anche una delegazione del Patriarcato di Georgia.
Il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani, ha fatto una visita in Georgia (febbraio) e ha guidato la delegazione cattolica al Summit dei capi religiosi convocato dal Patriarca Alessio II a Mosca (luglio). Il Consiglio per la Cultura ha organizzato a Vienna un incontro con il Patriarcato di Mosca.
Non vanno dimenticate le crescenti relazioni tra Chiese locali cattoliche e Chiese ortodosse.
L’insieme di queste relazioni ed altre forme di contatti contribuiscono a rafforzare il clima di fraternità e di carità che cementano e fortificano lo stesso dialogo teologico.
Naturalmente colpiscono maggiormente la fantasia, i grandi eventi e questi hanno un oggettivo valore in sé, come la visita del Santo Padre al Patriarca Ecumenico S.S. Bartolomeo I (29-30 novembre), la visita al Santo Padre e alla Chiesa di Roma da parte di S. B. Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia (13-16 dicembre). Va notato che è questa la prima visita ufficiale di un arcivescovo di Atene a Roma. Le due visite si sono concluse, rispettivamente, con una Dichiarazione comune. Esse constatano il cammino fatto e impegnano l’intensificazione delle relazioni per il futuro. Metodologicamente – la prassi delle dichiarazioni comuni – è la via maestra verso l’unità: occorre incontrarsi, discutere, confrontare, concordare, professare insieme.
Si può dire che l’anno appena trascorso sia stato denso di eventi significativi per le relazioni fra cattolici e ortodossi. Si può applicare a tutto questo complesso di relazioni quanto il Papa Benedetto XVI e il Patriarca Bartolomeo I hanno affermato del loro incontro e cioè: “E’ opera di Dio e per di più un dono che proviene da Lui”.
In questa nostra preghiera odierna rendiamo grazie al Signore.

Mons. Eleuterio F. Fortino

Sottosegretario
del Pontificio Consiglio
per l’Unità dei Cristiani

Grottaferrata, 23 gennaio 2007


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