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Convegno internazionale sul Millenario


Saluti di Benvenuto

Eminenza, Eccellenze, Signori Ambasciatori, Signor Commissario Prefettizio, signore e signori,

il nostro Monastero celebra quest’anno il Millenario della morte del suo fondatore s. Nilo di Rossano ed insieme i suoi mille anni. Esso è l’unico monastero che continua, con l’aiuto di Dio, la tradizione di spiritualità e cultura del monachesimo italo-greco di cui restano testimonianze in Calabria, Puglia, Sicilia e che, al tempo di s. Nilo, fioriva nella stessa Roma. (S. Saba, SS. Bonifacio e Alessio sull’Aventino, SS. Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane, ecc.).

La consapevolezza di essere eredi ed insieme esponenti di una tale tradizione all’inizio del secolo scorso era ancora di pochi: erano i tempi in cui, tra molte difficoltà, stava nascendo quello che oggi si chiama lo spirito ecumenico. La nostra comunità monastica ha avuto fin da allora relazioni fraterne con le Chiese ortodosse di Costantinopoli e dei Balcani e nel 1910 ha fondato la rivista dal titolo significativo “Roma e l’Oriente”. L’espressione “Chiese sorelle”, riferita al Cattolicesimo ed all’Ortodossia, oggi familiare a tutti ed indicativa di una precisa sensibilità ecclesiale, è nata ai primi del ‘900 proprio in quel contesto religioso e culturale.

Questo monastero, dedicato alla Madre di Dio, è dunque luogo di incontro privilegiato tra le Cristianità che costituiscono i due polmoni spirituali d’Europa, quello Orientale e quello Occidentale. Studiare serenamente la tradizione monastica unitaria ed approfondire il patrimonio comune è ciò che noi ci prefiggiamo con questo convegno su “Il Monachesimo d’Oriente e d’Occidente nel passaggio dal I al II millennio cristiano: persone, Istituzioni, rapporti spirituali”.

Ricevendomi in udienza giovedì 1° luglio scorso con alcuni miei collaboratori, il Patriarca ecumenico, Bartolomeo I, ha sottolineato l’importanza della nostra Comunità dicendo tra l’altro: “L’Abbazia Greca di Grottaferrata è il luogo ideale per il dialogo fra i cattolici e gli ortodossi”.

I contatti del monastero di Grottaferrata con il mondo ortodosso si rafforzarono negli anni Trenta con le visite del mio predecessore, il p. Archimandrita Isidoro Croce, accompagnato dal p. Lorenzo Tardo, al Monte Athos ed al Monastero di S. Giovanni di Patmos.

Ricordo inoltre la permanenza in questo monastero di un monaco di Patmos e di uno del Monte Athos che il grande patriarca di Costantinopoli, Athenagoras, a metà degli anni Sessanta, vi mandò perché imparassero l’arte del restauro del libro. In quello stesso periodo, ricco di iniziative ecumeniche, il Patriarca Athenagoras mandò a studiare all’Orientale di Roma un giovane diacono. Quel giovane si chiamava Bartolomeo Archondonis e veniva spesso in questo Monastero. Oggi quel giovane diacono è il patriarca Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico, che speriamo di avere fra noi alla conclusione del Millenario, nel prossimo anno, e che ci onora fin da oggi della presenza di una Sua onorata e gradita rappresentanza.

Ricordo anche i rapporti cordialissimi instaurati con il metropolita del Pireo, Sua Eccellenza Mons. Callinico, e con l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Cristodulo che, visitando questo Monastero e sentendo cantare dai giovani novizi la Paraclisis, esclamò: “Thavma ine” – “E’ un miracolo sentire questi giovani cantare in greco gli antichi inni liturgici bizantini, alle porte di Roma”.

Molto intensi sono anche i contatti con i monasteri di Patmos, Lepanto, Chrysopighì, Petraki che ci onorano con la loro presenza, ed in modo particolare con molti monasteri della Romania che abbiamo avuto modo di conoscere, di stimare e di amare durante il Convegno dello scorso anno e che sono venuti numerosi anche quest’anno guidati dall’Arcivescovo di Tomi, Sua Eccellenza Monsignor Teodosie al quale va il nostro sentito ringraziamento.

La presenza di numerosi studiosi italiani e stranieri, cattolici e ortodossi, che hanno accolto con gioia il nostro invito a partecipare a questo Convegno, garantisce l’alto livello scientifico della riflessione che qui intendiamo condurre sulla tradizione spirituale unitaria che il monachesimo ha rappresentato e rappresenta nelle Sante Chiese di Dio. Ma la scienza, anche quella sacra, non è fine a se stessa: essa per sua natura deve essere messa al servizio della comunione fraterna, la quale non è altro che il segno di una più autentica fedeltà al Vangelo. Mentre ci accingiamo a celebrare nella liturgia il millenario del transito del nostro Padre e maestro Nilo, vogliamo tutti renderci ancora più consapevoli del compito che, sull’esempio dei santi, incombe a tutti noi cristiani: la responsabilità della testimonianza al mondo che il signore Gesù sta per tornare e trasfigurare tutte le cose.

Maranà tha!

† Emiliano Fabbricatore

Archimandrita esarca

del Monastero di S. Maria di Grottaferrata

Roma 22 settembre 2004


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