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| 1. Analisi dell'Icona |
La
Theotòkos che troneggia al centro della Basilica di Grottaferrata è
un'icona bizantina dipinta a tempera su tavola. Essa presenta le
caratteristiche proprie dell'Odighìtria. E' raffigurata a mezzo
busto, leggermente piegata verso il Bambino, avvolta da un mantello
(mafòrion) di porpora scura, color "ciliegia matura" con lievi
lumeggiature color amaranto.
Sul capo e sulle spalle tre stelline d'oro che simboleggiano la
verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto. Della tunica
verde cupo si vede solo la manica del braccio sinistro con due
galloni dorati. Indica con la mano il Figlio. Questo gesto esprime
il senso del titolo: è colei che "guida" gli uomini verso la "via",
verso Cristo.
Il fondo è tutto d'oro. E' lo sfondo abituale delle icone e dei
mosaici bizantini, valore assoluto senza cromatismi, simbolo
dell'eternità perché incorruttibile.
Il Bambino veste una tunica verde scuro e un mantello rosso porpora,
simbolo della divinità, ambedue intessuti di tratteggi a fili d'oro.
Questo splendore di porpora e oro, sbalzante dal colore scuro della
veste di Maria, evidenzia che il centro dell'icona è il Bambino, che
è il Verbo incarnato. Sul suo volto, secondo i canoni iconografici
bizantini, vi sono fusi elementi fisiologici infantili e virili, per
dimostrare la sua completezza di uomo perfetto. Indossa la tunica e
il mantello dei grandi personaggi, tiene in mano il rotolo della
legge, distintivo dei giudici e dei maestri. Egli, infatti, è il
maestro divino, il giudice giusto, il tutto santo, come indica
l'aureola intorno al capo e la mano benedicente. |
| 2. Origine dell'Icona |
Da documenti certi di quell'epoca sappiamo che:
- il
monastero che s. Nilo e i suoi monaci fondarono nel
1004 fu dedicato alla Madonna. Non viene mai menzionato come
"Monastero di Grottaferrata", ma come "Monastero di S. Maria Vergine
situato nel luogo di Grottaferrata";
- la
chiesa, consacrata nel 1024 da papa Giovanni XIX,
venne dedicata fin dall'inizio alla Theotòkos;
- il
confondatore s. Bartolomeo, nei suoi Inni sacri
per l'ufficio divino, composti nella prima metà del sec. XI, ricorda
per ben 14 volte un'icona della Vergine col Bambino in braccio,
presente in chiesa, visibile a tutti, oggetto di somma venerazione e
fonte di miracoli.
Dunque fin dall'inizio il monastero ebbe come perno spirituale
questa icona bizantina di Maria. L'origine dell'icona non è certa. I
fondatori con i loro monaci venivano dalla Calabria che allora era
sotto il dominio di Bisanzio e dipendeva ecclesiasticamente da quel
Patriarcato. Esistono molte testimonianze di scambi culturali tra
monaci calabresi e Bisanzio, con l'immigrazione di icone, codici e
vasi sacri.
Vari elementi fanno pensare ad un'origine costantinopolitana
della nostra icona. D'altronde l'analisi intrinseca dell'icona non
esclude questa ipotesi, anzi l'avvalora. La prassi esecutiva usata
per realizzarla è la stessa delle antiche icone bizantine, le
caratteristiche fisiologiche dei volti sono analoghe a quelle delle
Odighìtrie di Bisanzio. |
| 3. Vicende Storiche dell'Icona |
Nel sec. XII non possediamo alcun documento che riguardi l'icona. Ciò
è però comprensibile se si considera che quello fu forse il periodo
più travagliato della storia del monastero. Razzie da parte dei
conti del Tuscolo, invasione dei Normanni nel Lazio e nel territorio
abbaziale, continue lotte fra Albano e Tuscolo e poi fra Romani e
Tuscolani, infine l'invasione del Barbarossa su Roma e sui territori
del monastero.
Durante queste traversie più volte i monaci
lasciarono temporaneamente la badia; nel 1163 si rifugiarono esuli
nel monastero di Subiaco, ove rimasero 30 anni.
Nel 1230 torna ad essere menzionata l'icona per una circostanza
nuova. Papa Gregorio XIX, durante un soggiorno nel monastero
di Grottaferrata, in seguito ad una visione avuta in sogno, ordina
di traslare l'icona nella chiesa dell'abbazia: il documento
riferisce: "...con grandissima solennità e con affluenza di
popolo, dalla città tuscolana fu trasportata in questa chiesa
l'immagine della purissima Vergine Maria, dipinta da s. Luca".
Il fatto che l'icona non si trovasse allora nella sua sede, non
ci sorprende molto. Forse era stata rubata in qualche razzia, o
messa al sicuro, durante le invasioni, in qualche sacello del
territorio tuscolano. Probabilmente, dopo il loro ritorno da
Subiaco, i monaci reclamarono i loro diritti sull'icona, ma senza
esito. Il soggiorno del Papa nella badia potè offrire l'occasione
per ottenerne la restituzione. Nel 1462 il card. Bessarione,
nell'inventario dei beni mobili della badia, descrive l'icona della
Vergine con tutti gli ornamenti che la decoravano e gli ex voto,
circa 90, che la circondavano.
Nel 1577 il card. Alessandro Farnese, modificando in gran
parte la struttura bizantina dell'antica chiesa, fece costruire un
altare latino centrale e, dietro a questo, una macchina in legno
dorato in cui fece intronizzare l'icona della Theotòkos.
Nel 1664 il card. Francesco Barberini fece demolire
l'altare del Farnese ed erigere una grandiosa macchina marmorea
dallo scultore Antonio Giorgetti, discepolo del Bernini.
Al centro di essa, fra due splendidi angeli oranti, fece collocare
l'icona della Theotòkos.
Nel 1687 il Capitolo Vaticano ne decretava la solenne
incoronazione. Leone XIII nel 1881 ordinò il ripristino del
rito greco nella Basilica, con la conseguente ristrutturazione
architettonica del bèma, che riebbe l'altare quadrangolare e
un'iconostasi, ottenuta aprendo una "Porta santa" nella
macchina berniniana. Al centro di questa, in alto, l'icona della
Theotòkos che così domina il coro e la navata. In questa navata
si è tenuta l'assemblea intersinodale nel 2004. |
| 4. La Venerazione Millenaria |
La Madre di Dio, raffigurata nella nostra icona, ha sempre protetto,
nel corso di questo millennio di vita, il monastero e il paese che
si venne formando attorno ad esso.
Nel sec. XI abbiamo la
testimonianza di s. Bartolomeo sul culto di venerazione
filiale ed appassionata dei monaci. Non minore è stata, nel corso
dei secoli, la devozione dei fedeli, sempre fervida e intensa. Anche
le visite dei pontefici si contano numerosissime: da Innocenzo X
ad Alessandro VII, a Pio VII, a Beato Pio IX, a
Beato Giovanni XXIII e Paolo VI.
Durante l'ultima guerra, la devozione dei grottaferratesi verso
la loro Madre fu incrementata dalla particolare protezione che la
Vergine mostrò verso di loro. Dal gennaio al giugno del 1944 gran
parte della popolazione del paese cercò rifugio tra le antiche mura
del monastero. Il 2 febbraio del 1944 tutto il popolo ha fatto il
voto di tornare ogni anno il 22 agosto in pellegrinaggio al
santuario. Il 22 agosto del 1945 alla processione di ringraziamento
parteciparono i reduci dal fronte o dalla prigionia. Una lapide
all'ingresso del monastero ricorda l'evento.
Nel 1979 Giovanni Paolo II veniva ai piedi dell'icona e
celebrava la Santa Messa nel piazzale di S. Nilo, dinnanzi alla
sacra immagine. Il 7 settembre 1987 lo stesso pontefice, come prima
cerimonia solenne dell'Anno Mariano da lui indetto, assisteva
nell'abbazia al vespro della Natività di Maria, innanzi all'icona
della Theotòkos.
Oggi, nonostante il mutamento della società e dei costumi,
l'icona della Theotòkos di Grottaferrata continua ad
esercitare il suo fascino sui tanti fedeli che si prostrano dinnanzi
ad essa per invocare la sua protezione. |
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