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Molte
furono le peripezie subite dal Monastero attraverso i secoli. Le
lotte tra le città di Roma e di Tuscolo portarono alla distruzione
di quest’ultima nel 1191. Tra il XII e il XV secolo si susseguirono
molti altri saccheggi ai danni del Monastero. Nel 1482 il cardinale
commendatario Giuliano Della Rovere, decise di provvedere
l’Abbazia di una valida difesa, costruendovi intorno massicce opere
di fortificazione. Sorse così in pochi anni quel castello che dal
Della Rovere prende il nome.
Le
opere di difesa sono costituite essenzialmente da un grosso e alto
muro di cinta e da una rocca all’angolo nord-est del palazzo
residenziale del cardinale commendatario. La rocca, alta oltre venti
metri, è munita sul davanti di una torre semicircolare dell’altezza
dei muraglioni, con l’evidente scopo di difendere con tiri bassi
l’adiacente ingresso al Castello.
L’entrata
originaria era costituita da un ponte levatoio che collegava
la strada e un grande portone. Questo portone esiste ancora,
incorniciato da un portale di pietra albana verdognola con emblemi e
trofei bellici scolpiti in bassorilievo: sui rami di rovere due
targhe portano incise le parole IVL. CARD. (Iulianus Cardinalis).
Le stesse parole, con l’aggiunta di OSTIEN. (Ostiensis), sono
incise a lettere cubitali sul fregio della trabeazione con timpano
triangolare sostenuta dalle paraste del portale.
La costruzione di questo complesso di opere fortificate sembra doversi
assegnare al periodo tra il 1483 e il 1491: non prima, perché nel
1482 il Duca di Calabria occupò il luogo senza colpo ferire appunto
perché il Monastero era privo di opere difensive; non dopo, perché
nel 1492 Giuliano Della Rovere, avversato da Alessandro VI, si vide
costretto ad espatriare in Francia, e il castello di Grottaferrata
passò temporaneamente a Fabrizio Colonna, che lo tenne per
conto di Alfonso re di Napoli.
Come probabili costruttori delle opere si fanno i nomi di due valenti
architetti: Antonio da Sangallo (1463-1534) e Baccio
Pontelli (1450-1494).
La prosecuzione dei lavori di completamento, sia del palazzo che del
porticato, fu interrotta a causa dell’elevazione al Sommo
Pontificato (1503) del cardinale Giuliano della Rovere, che prese il
nome Giulio II.
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